Venerabili Fratelli, Salute e Apostolica Benedizione.
La divina missione, che Gesù Cristo ricevette dal Padre per la salvezza del genere umano, come fu indirizzata quasi ad ultimo fine, per dare agli uomini la vita di gloria nella beata eternità, così nel corso del tempo fu sempre intesa a partecipare e coltivare in essi la vita divina della Grazia, perché fiorisse poi nella vita celeste. Perciò il Redentore pieno di bontà non cessa mai di invitare tutti gli uomini di ogni nazione e di ogni lingua al seno dell'unica Chiesa: Venite a me voi tutti; Io sono la vita; Io sono il buon pastore (1).
Tuttavia secondo i suoi altissimi decreti, non volle compiere da sé solo nel mondo questa missione, ma come egli l'aveva ricevuta dal Padre, così lasciò che lo Spirito Santo la portasse a termine.
Ed è sempre dolce ricordare quelle parole, che Cristo, poco prima di lasciare la terra, disse ai suoi discepoli: E bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò (2). Con queste parole egli, come motivo principale della sua partenza e del suo ritorno al Padre, adduce l'utilità che si riverserà nei suoi cari dalla venuta dello Spirito Santo.
Essendo egli a mandarlo, dimostra in tal modo che lo Spirito Santo procede anche da lui come dal Padre, e che come Avvocato, come Consolatore, come Maestro, lo stesso Spirito avrebbe compiuto nel mondo l'opera da lui incominciata. Ciò significa che il compimento della redenzione era giustamente riservato alla Virtù molteplice ed ammirevole di questo Spirito, che nella creazione aveva ornati i cieli (3) e riempito tutto il mondo (4).
Orbene su queste tracce del Salvatore, principe dei pastori e vescovo delle anime nostre, ci siamo studiati di camminare sempre anche Noi, aiutati dalla divina Grazia, continuando la sua missione, affidata prima agli Apostoli e in particolare a Pietro, la cui dignità non manca nemmeno in un erede indegno (5).
1. Restaurazione della vita cristiana
Mossi a tal fine, in tutti gli atti del Nostro ormai lungo Pontificato abbiamo mirato e miriamo principalmente a due cose: alla restaurazione cioè della vita cristiana nella famiglia e nella società, nei princìpi e nei popoli perché solo Cristo è la vera vita di tutti, ed al ritorno dei dissidenti alla Chiesa Cattolica, perché questa è la volontà di Cristo, che si abbia un solo ovile sotto un solo pastore.
Ora che Ci sentiamo vicini al termine della Nostra mortale carriera, ci piace rassegnare in modo particolare l'opera Nostra, comunque sia stata, allo Spirito Santo, che è vita e amore, perché egli la maturi e la fecondi.
Per uscire più felicemente nel desiderato fine, approssimandosi la solennità della Pentecoste, vogliamo parlarvi dello Spirito Santo, dell'azione cioè che egli esercita nella Chiesa e nelle anime con il dono dei suoi superni carismi. In tal maniera sarà ravvivata e rinvigorita, come Noi ardentemente desideriamo, la fede nel mistero augustissimo della Trinità e sarà particolarmente accresciuta e promossa la pietà verso questo divino Spirito, al quale sono debitori tutti coloro che seguono la via della verità e della giustizia; mentre, come notò S. Basilio, tutta l'economia ordita dalla divina bontà intorno all'uomo, se fu eseguita dal nostro Salvatore e Dio Gesù Cristo, fu compiuta per grazia dello Spirito Santo (6).
2. La conoscenza della SS. Trinità
Prima di entrare nel tema proposto, Ci piace ed è utile toccare qualche punto intorno al mistero della sacrosanta Trinità.
Questo mistero è chiamato dai sacri dottori sostanza del Nuovo Testamento, cioè il mistero dei misteri, principio e fine di tutti gli altri e per conoscerlo e contemplarlo, furono creati in cielo gli angeli, in terra gli uomini; mistero già adombrato nell'Antico Testamento e più tardi chiaramente insegnato da Dio stesso, venuto appositamente dagli angeli in mezzo a noi: Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato (7).
Chiunque pertanto si metta a scrivere o parlare di così grande mistero abbia sempre davanti agli occhi l'ammonimento dell'Angelico: Parlando della Trinità, conviene farlo con prudenza e umiltà, perché, come dice Agostino, in nessun'altra ricerca intellettuale è maggiore o la fatica o il pericolo di sbagliare, o il frutto se si coglie nel vero (8).
Il Nostro predecessore Innocenzo XII respinse le istanze di alcuni che domandavano una festa propria in onore del Padre; se ci sono dei giorni consacrati ai vari misteri compiuti dal Verbo Incarnato, non esiste però una festa speciale per il Verbo, solo in quanto Persona divina; e la stessa antichissima solennità di Pentecoste non riguarda lo Spirito Santo, come spirato dal Padre e dal Figlio, ma ricorda piuttosto la sua venuta, e cioè la sua missione esterna.
Tutto questo fu sapientemente ordinato per non dare occasione a moltiplicare la divina essenza col distinguere le Persone. Anzi, la Chiesa, per mantenere nei suoi figli la purezza della fede, volle istituire la festa della Trinità, resa poi universale dal Pontefice Giovanni XXII; alla SS. Trinità ha lasciato innalzare altari e templi e, dopo una celeste visione, ha anche approvato per la liberazione degli schiavi un Ordine religioso, in onore e con il titolo della SS. Trinità.
Si aggiunga ancora come il culto tributato ai Santi, agli Angeli, alla Vergine Madre di Dio, a Cristo, si riversa tutto e si incentra nella Trinità; non vi è preghiera, infatti, rivolta ad una delle tre divine Persone, in cui non si ricordino anche le altre; nelle litanie, invocate distintamente le tre Persone, si conclude con un'invocazione comune; i salmi, gli inni hanno tutti la stessa dossologia al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo; le benedizioni, i riti, i sacramenti, si accompagnano e si amministrano con l'implorazione della Trinità.
3. La sua manifestazione nella creazione
Ma già a tutto questo aveva alluso l'Apostolo in quella sentenza: Poiché da Dio, grazie a Dio e per Dio sono tutte le cose. A Dio gloria nei secoli (9), esprimendo così la Trinità delle Persone e l'unità dell'essenza; ora, essendo questa identica in tutte le persone fa sì che si debba a ciascuna la stessa gloria eterna come al solo e medesimo Dio.
S. Agostino, commentando le parole citate scrive: Non va preso in confuso ciò che distingue l'Apostolo, dicendo, da Dio, grazie a Dio, per Dio; con la prima frase significa il Padre, con l'altra il Figlio, con l'ultima lo Spirito Santo (10).
Di qui l'uso della Chiesa di attribuire al Padre le opere della potenza, al Figlio quelle della sapienza, allo Spirito Santo quelle dell'amore. Non già perché non siano comuni alle divine Persone tutte le perfezioni, e tutte le opere esterne, mentre sono indivise le opere della Trinità come ne è indivisa l'essenza (11), e le tre divine Persone sono inseparabili, e così anche operano insieme (12), ma per una certa relazione e quasi affinità che passa fra le opere esterne e il carattere proprio di ogni Persona, più all'una che alle altre si attribuiscono o, come si dice, si appropriano. Come noi, così l'Angelico, ci serviamo delle creature quasi di segni e di immagini a manifestare le divine persone, così facciamo degli attributi divini, e tale manifestazione tolta dai divini attributi si dice appropriazione (13) .
In tal modo il Padre, che è il principio della Trinità (14) è anche causa efficiente di tutte le cose, dell'Incarnazione del Verbo, della santificazione delle anime: da Dio sono tutte le cose; il Figlio poi, Verbo ed Immagine di Dio, è causa esemplare per cui tutte le cose hanno forma e bellezza, ordine e armonia, egli, come Via, Verità e Vita, ha riconciliato l'uomo con Dio: grazie a Dio sono tutte le cose.
Lo Spirito Santo è di tutto la causa finale, perché come nel suo fine la volontà ed ogni cosa si quieta, così egli che è la bontà e l'amore del Padre e del Figlio, dà impulso forte e soave e quasi l'ultima mano all'altissimo lavoro dell'eterna nostra predestinazione: in lui sono tutte le cose, in lui, cioè nello Spirito Santo.
4. Lo Spirito Santo artefice della Redenzione
Osservati dunque rigorosamente gli atti di fede e di culto dovuti all'augustissima Trinità, cosa non mai abbastanza inculcata al popolo cristiano, iniziamo il nostro discorso sull'efficacia propria dello Spirito Santo.
Giova, prima di tutto, dare uno sguardo a Cristo, fondatore della Chiesa e Redentore del genere umano.
L'Incarnazione del Verbo è l'opera più grande che Dio abbia compiuto fuori di sé, alla quale concorsero tutti i divini attributi, tanto che non è possibile anche solo immaginarne una maggiore, ed è nello stesso tempo l'opera per noi più salutare.
Ora un così grande prodigio, benché compiuto da tutta la Trinità, tuttavia si appropria allo Spirito Santo. Per questo il Vangelo dice che la concezione di Cristo nel grembo della Vergine fu opera dello Spirito Santo (15); a buona ragione perché lo Spirito Santo è la carità del Padre e del Figlio; il grande mistero della divina bontà (16), che è l'Incamazione, fu causato dal suo immenso amore per l'uomo, come sottolinea S. Giovanni: Dio ha tanto amato il mondo da dare il sito Figlio Unigenito (17).
Si aggiunga che per questa ragione la natura umana fu elevata alla dignità di essere unita personalmente al Verbo, non per i suoi meriti precedenti, ma per pura grazia, che è dono proprio dello Spirito Santo.
Questa maniera, dice S. Agostino, con cui Cristo fù concepito per opera dello Spirito ci fa vedere la bontà di Dio, giacché la natura umana senza meriti precedenti nel primissimo istante fu unita alla persona del Verbo così intimamente che egli stesso fosse Figlio di Dio e Figlio dell'uomo (18).
5. Lo Spirito Santo anima il Cristo
Non solo la concezione di Cristo, ma anche la santificazione dell'anima sua, o UNZIONE, come è detta nei Libri santi (19), fu compiuta dallo Spirito Santo, ogni sua azione era come sotto l'influsso dello stesso Spirito (20), che pure in particolare maniera cooperò al suo sacrificio secondo l'espressione di S. Paolo: Cristo per mezzo dello Spirito Santo si offrì ostia innocente a Dio (21).
Dopo questo, quale meraviglia che tutti i carismi dello Spirito Santo inondassero l'Anima di Cristo?
In lui vi era una pienezza di grazia propria di lui solo, cioè nella massima rnisura ed efficacia a tutti gli effetti; in lui tutti i tesori della sapienza e della scienza, le grazie gratis date, le virtù, tutti i doni, preannunziati da Isaia (22) e simboleggiati in quella colomba miracolosa, apparsa sul Giordano, quando Cristo con il suo battesimo ne consacrava le acque per il nuovo sacramento.
Qui ben nota S. Agostino che Cristo non ricevette lo Spirito Santo all'età di 30 anni, ma quando fu battezzato, era senza peccato ed aveva già lo Spirito Santo; solo nell'atto del Battesimo prefigurò il suo Corpo mistico, che è la Chiesa, in cui i battezzati ricevono in particolar modo lo Spirito Santo (23).
L'apparizione sensibile dello Spirito Santo sopra dì Cristo e la sua azione invisibile nell'anima di lui figurano la duplice missione dello Spirito Santo, visibile nella Chiesa, invisibile nell'anima dei giusti.
6. Lo Spirito Santo nella Chiesa
La Chiesa concepita ed uscita dal Cuore del secondo Adamo, addormentato sulla Croce, apparve al mondo la prima volta in modo solenne il giorno della Pentecoste con quell'ammirabile effusione che era stata predetta dal profeta Gioele (24).
In quello stesso giorno si iniziava l'azione del divino Paraclito nel Corpo mistico di Cristo, posandosi sopra gli Apostoli, quasi nuove corone spirituali, firmate con lingue di fuoco, sulle loro teste (25). Ed allora gli Apostoli discesero dal monte, come scrive Crisostomo, non già portando a somiglianza di Mosè le tavole di pietra nelle mani, ma lo Spirito Santo nell'anima, spargendo tesori e rivi di verità e di carismi (26)
Così si avverava la promessa fatta da Cristo poco prima di salire al cielo, di mandare cioè di lassù lo Spirito Santo, che negli Apostoli avrebbe compiuto e quasi suggellato il deposito della rivelazione: Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso; lo Spirito di verità, che vi manderò io, vi insegnerà tutto (27).
Lo Spirito infatti, che è Spirito di verità, in quanto procede dal Padre, etemo Vero, e dal Figlio, Verità sostanziale, riceve dall'Uno e dall'Altro insieme con l'essenza tutta la verità, che poi a vantaggio nostro comunica alla Chiesa, assistendola perché non erri mai, e fecondando i germi rivelati, finché, secondo l'opportunità dei tempi, giungano a maturazione.
Poiché la Chiesa, che è mezzo di salvezza, deve durare sino al tramonto dei secoli, è appunto questo divino Spirito che ne alimenta ed accresce la vita: Io pregherò il Padre ed egli vi manderà lo Spirito di verità, che resterà sempre con voi (28).
Da lui infatti sono collocati i Vescovi, che generano non solo i figli, ma anche i padri, cioè i sacerdoti, a guidarla e nutrirla con quel Sangue con cui Cristo l'acquistò: Lo Spirito Santo pose i Vescovi a reggere la Chiesa, redenta con il Sangue di Cristo (29).
Gli uni e gli altri, poi, Vescovi e Sacerdoti, per dono singolare dello Spirito Santo hanno la potestà di rimettere i peccati, come Cristo disse agli Apostoli: Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, non rimessi rimarranno (30).
Inoltre la divinità della Chiesa appare in tutto il suo splendore nella gloria dei Carismi, dei quali si circonda, e questa corona la riceve dallo Spirito Santo.
Per ultimo basti sapere che se il Cristo è il Capo della Chiesa, lo Spirito Santo ne è come l'anima, ciò che è l'anima nel nostro corpo è lo Spirito Santo nella Chiesa, corpo di Cristo (31).
Stando così le cose, non si può immaginare né aspettare un'altra più larga ed abbondante effusione dello Spirito Santo, giacché ora la Chiesa se ne ha la più abbondante, e durerà sino a quel giorno in cui la stessa Chiesa dallo stadio della milizia verrà assunta al trionfale consorzio nella gioia dei Santi.
Ma non meno ammirabile, sebbene più difficile a comprendersi anche perché del tutto invisibile, è l'azione dello Spirito Santo nelle anime.
Anche questa effusione è abbondantissima, tanto che lo stesso Cristo, che ne è il donatore, l'assomigliò ad un fiume abbondantissimo, come si legge in S. Giovanni: Chi crede in me, come dice la Scrittura, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno! Commentando queste parole lo stesso evangelista soggiunge: Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui (32).
E verissimo che anche nei giusti dell'A.T. abitò lo Spirito Santo, come sappiamo dei profeti, di Zaccaria, del Battista, di Simeone e di Anna, giacché non fu nella Pentecoste che lo Spirito Santo incominciò ad abitate nei santi la prima volta, ma in quel giorno accrebbe i suoi Doni, mostrandosi più ricco, più effuso (33) . Erano anch'essi figli di Dio, ma rimanevano ancora nella condizione di servi, perché anche il figlio non differisce dal servo, mentre è sotto tutela (34).
Quelli furono giustificati per i meriti previsti di Cristo, ma dopo la sua venuta, molto più abbondante è stata la diffusione dello Spirito Santo nelle anime, allo stesso modo che la merce vince in prezzo la caparra e il figurato è assai più nobile della figura. Questo viene sottolineato da S. Giovanni quando dice: Infatti non c'era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato (35), ma non appena Cristo, ascendendo al cielo ebbe preso possesso del suo Regno, conquistato con tanti patimenti, subito ne aprì con divina munificenza i tesori, spargendo sugli uomini i Doni dello Spirito Santo (36) : Non che prima non fosse stato mandato lo Spirito Santo, ma certo non era stato donato, come lo fu dopo la glorificazione di Cristo (17).
In effetti, la natura umana è assiduamente serva di Dio; la creatura è serva, noi siamo servi di Dio seconda la natura (38) , anzi resa infetta dall'antico peccato cadde tanto in basso da divenire odiosa ai figli di Dio, e noi figli di ira (39) : e non vi era forza che bastasse a rialzarci da tanta caduta, e riscattarci dall'eterna rovina.
Ma quel Dio che ci aveva creati, si mosse a pietà, e per mezzo del suo Unigenito sollevò l'uomo ad un grado di nobiltà maggiore di quella da cui era precipitato. Non c'è lingua che valga a ridire questo lavoro della Grazia onnipotente, per cui gli uomini dalle S.Scritture e dai santi Dottori sono detti rigenerati, nuove creature, consorti della divina natura, figli di Dio, deificati, ecc.
Ora così ampi benefici dobbiamo attribuirli propriamente allo Spirito Santo. Egli è lo Spirito di adozione, per cui diciamo a Dio: Padre. Egli ci fa sentire tutta la dolcezza di tal nome, testimoniando all'anima che noi siamo figli di Dio (40). E nel proclamare questa realtà cade opportuna l'osservazione dell'Angelico, che cioè per virtù dello stesso Spirito Cristo fu concepito nella santità perché fosse figlio naturale di Dio, e gli uoniini santificati perché siano figli adottivi di Dio (41).
Così in maniera più nobile, che non sia nell'ordine naturale, la spirituale rigenerazione è frutto dell'Amore increato.
8. Presenza divina nell'anima del giusto.
Questa rigenerazione, o rinnovamento, per ciascuno ha inizio nel BATTESIMO; in questo sacramento, cacciato dall'anima lo spirito impuro, vi discende per la prima volta lo Spirito Santo, rendendola simile a sé, perché è lo spirito che nasce dallo Spirito (42).
Con più abbondanza nella CRESIMA ci viene donato lo stesso Spirito, infondendoci costanza e fortezza a vivere da cristiani, quello Spirito cioè che vinse nei Martiri, trionfò nelle Vergini. Abbiamo detto "ci viene donato", diffondendo Dio nei nostri cuori la carità per lo Spirito Santo che ci è dato (43), poiché non solo dà a noi doni divini, essendo egli l'autore degli stessi doni, ma per di più egli stesso è il primo Dono, procedendo dal reciproco amore del Padre e del Figlio, il Dono dell'Altissimo.
Per comprendere meglio la natura e gli effetti di questo Dono, conviene richiamare alla memoria ciò che insegnano le indicazioni della divina Scrittura, i sacri dottori, cioè che Dio si trova in tutte le cose per la sua potenza, con la sua presenza e con la sua essenza, in quanto egli ha tutto assoggettato a sé, di tutto è la causa prirna (44).
Ma nella creatura ragionevole Dio si trova in un'altra maniera: cioè in quanto è conosciuto e amato, giacché è secondo natura amare il bene, desiderarlo, cercarlo.
Infine Dio per mezzo della sua Grazia sta nell'anima del giusto in una maniera più intima ed ineffabile, come in un suo tempio, da cui deriva quell'amore reciproco, grazie al quale l'anima è intimamente presente a Dio, è in lui più che non avvenga fra carissimi amici e gode di lui con piena soavità.
Ora questa unione, che propriamente si chiama INABITAZIONE, la quale non nell'essenza, ma solo nel grado differisce da quella che fa i beati in cielo, sebbene si copia per opera di tutta la Trinità, con la venuta delle Tre Persone nell'anima amante di Dio (45), tuttavia si attribuisce allo Spirito Santo.
Anche tra gli empi, il Padre e il Figlio dimostrano la loro potenza e sapienza, ma lo Spirito Santo, il cui carattere personale è la carità, non può dimorare che nel giusto.
Si aggiunga che a questo Spirito si dà l'appellativo di Santo, anche perché essendo il primo Etemo Amore, ci muove e ci spinge alla santità, che consiste in definitiva nell'amore di Dio. Perciò i buoni, che pure dall'Apostolo sono detti templi di Dio, non sono mai chiamati espressamente templi o del Padre o del Figlio, ma dello Spirito Santo: Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio? (46).
9. Dovizia di grazie dello Spirito Santo
Inoltre lo Spirito Santo, abitando nelle anime pie, reca con sé altri doni celesti.
Infatti lo Spirito Santo, è dottrina dell'Aquinate, procedendo come Amore, è anche il primo Dono, però dice Agostino. che per mezzo di questo che è lo Spirito Santo, niolti altri doni sono distribuiti alle niembra di Cristo (47).
Sono fra questi doni quelle arcane ispirazioni ed inviti che si fanno sentire nella mente e nel cuore per impulso dello Spirito Santo; da essi dipende il principio della buona strada, l'avanzamento in essa, la salvezza eterna. E siccome tali voci e ispirazioni ci arrivano per vie occulte, perciò nella Scrittura qualche volta vengono paragonate alle vie del vento, e il Maestro Angelico le paragona ai movimenti del cuore, la cui virtù è tutta nascosta: Il cuore ha una tale influenza occulta, ed è per questo che lo Spirito Santo, che vivifica invisibilmente la Chiesa, è paragonato al cuore (48).
Di più, il giusto che vive la vita di Grazia ed opera con l'aiuto delle virtù, come l'anima con le sue potenze, ha bisogno di quei sette Doni che si dicono propri dello Spirito Santo. Per mezzo di questi doni l'uomo si rende più pieghevole e forte insieme a seguire con maggiore facilità e prontezza le divine ispirazioni; essi sono di tanta efficacia da spingerlo alle più alte vette della santità, e sono di tanta eccellenza, da rimanere intatti, benché più perfetti nel modo, anche nel Regno celeste.
Con questi doni poi, lo Spirito Santo ci eccita e ci solleva all'acquisto delle Beatitudini evangeliche, sono quasi fiori sbocciati in primavera preannunzianti la beatitudine sempiterna.
Infine sono soavissimi quei Frutti enumerati dall'Apostolo (49) che lo Spirito Santo produce e dona ai giusti anche in questa vita mortale, frutti pieni di dolcezza e di sapore, quali si addicono allo Spirito Santo, che nella Trinità è la soavità del Padre e del Figlio e riempie di infinita dolcezza tutte le creature (50).
Questo divinissimo Spirito procedente dal Padre e dal Figlio nell'eterno lume della santità come Amore e come Dono, dopo essere apparso in figura nell'Antico Testamento, effonde la pienezza dei suoi doni in Cristo e nel suo Corpo mistico, la Chiesa, e con la sua presenza e con la sua Grazia richiama gli uomini dalla via del male, cambiandoli da carnali e peccatori in creature nuove e spirituali e quasi celesti.
10. Dovere di conoscere e amare lo Spirito Santo
Poiché così segnalati benefici ci provengono dall'infinita Bontà dello Spirito Santo, dobbiamo per gratitudine rivolgersi a lui, pieni di ossequio e di devozione: e ciò si otterrà se gli uomini si studieranno di conoscerlo, amarlo, di pregarlo ogni giomo, e a questo Noi li esortiamo paternamente.
Forse non mancano anche ai giorni nostri di quelli, che se fossero interrogati, come una volta l'Apostolo Paolo interrogò alcuni se avessero ricevuto lo Spirito Santo, risponderebbero a loro volta: Noi non sappiamo neppure se lo Spirito Santo esiste (51); anche se l'ignoranza non arriva a tanto, certamente in gran parte è scarsa la conoscenza che se ne ha; ne hanno sempre sulle labbra il nome, ma la loro fede è oscura.
Perciò si ricordino i predicatori e i Parroci che è loro dovere spiegare diligentemente al popolo la dottrina cattolica sullo Spirito Santo, evitando le questioni ardite e sottili, ed evitando quella stolta curiosità, che presume indagare tutti i segreti di Dio. Si indugino piuttosto a spiegare chiaramente i molti e grandi benefici che ci sono venuti e continuamente ci vengono da questo Divino Donatore, superando così ogni errore e ignoranza, che è tanto sconveniente ai figli della luce.
Noi vi insistiamo non solo perché si tratta di un mistero che direttamente ci ordina alla vita eterna, per cui deve essere creduto fermamente ed espressamente, ma anche perché un bene, quanto più intimamente e chiaramente è conosciuto, tanto più fortemente si ama.
Noi dobbiamo amare lo Spirito Santo ed è questa l'altra cosa che vi raccomandiamo, perché lo Spirito Santo è Dio, e noi dobbiamo amare il Signore Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le nostre forze (52). Egli è il sostanziale, eterno e primo Amore, e non vi è cosa più amabile dell'amore; tanto più noi dobbiamo amarlo per gli immensi benefici ricevuti, i quali se da una parte sono testimoni dell'affetto di chi li compie, dall'altra esigono la gratitudine di chi li riceve.
Questo amore reca due non piccoli vantaggi: il primo è di spingerci ad acquistare una conoscenza sempre più chiara dello Spirito Santo, perché chi ama, dice l'Angelico, non è contento di una qualunque notizia dell'amato, ma si sforza di penetrare nelle cose sue più intime. come è scritto dello Spirito Santo che, essendo l'Amore di Dio, scruta le cose divine anche più profonde (53).
11. Dovere di fedeltà alla Grazia
L'altro vantaggio è di aprire sempre più largamente la vena dei suoi doni, perché come la freddezza chiude la mano del donatore, così al contrario la riconoscenza l'allarga. Però è necessario soprattutto che tale amore non consista solo in aride speculazioni ed in ossequi esteriori, ma deve essere operoso, fuggendo il peccato, con cui si fa allo Spirito Santo un'offesa particolarmente grave, giacché quanto noi siamo ed abbiamo, tutto è dono della divina Bontà, che si attribuisce in modo specialissimo allo Spirito Santo.
"Non vogliate contristare lo Spirito.
Orbene, il peccatore l'offende mentre è beneficato, abusa per offenderlo dei doni ricevuti, e, poiché egli è buono, osa moltiplicare le colpe. Inoltre, poiché lo Spirito Santo è Spirito di verità, se qualcuno manca o per debolezza o per ignoranza, troverà forse scusa al tribunale di Dio, ma chi per malizia impugna la verità, compie un affronto gravissimo allo Spirito Santo.
Oggi un tale peccato è così frequente, che sembrano giunti quei tempi infelicissimi, descritti da Paolo, nei quali gli uomini, accecati, per giustissimo giudizio di Dio avrebbero tenuto la falsità per verità, ed avrebbero creduto al demonio bugiardo e padre di menzogna, come a maestro di verità: Dio invia loro una potenza d'inganno perché essi credano alla menzogna (54) e negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche (55).
Lo Spirito Santo, inoltre, abita in noi quasi come in un suo tempio, come sopra abbiamo detto; ripetiamo perciò con l'Apostolo: Non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il qualefoste segnati per il giorno della redenzione (56).
Per ottenere questo, non basta evitare tutto ciò che è impuro, ma il cristiano deve risplendere ancor di più per ogni virtù, specialmente per la virtù della purezza e della santità, per non offendere un Ospite così grande, perché la purezza e la santità convengono al tempio.
Quindi lo stesso Apostolo grida: Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerá Iui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete Voi (57): minaccia tremenda, ma giustissinia.
12. Necessità della preghiera
Finalmente dobbiamo pregare lo Spirito Santo, del quale tutti abbiamo grandissimo bisogno.
Siamo poveri, fiacchi, tribolati, inclini al male; ricorriamo adunque a lui, che è fonte inesausta di luce, di fortezza, di consolazione, di grazia.
Soprattutto dobbiamo chiedergli la remissione dei peccati che ci è tanto necessaria; giacché lo Spirito Santo è dono del Padre e del Figlio ed i peccati vengono rimessi per mezzo dello Spirito Santo come per dono di Dio (58). La Liturgia più chiaramente chiama lo Spirito Santo remissione di tutti i peccati (59).
Sulla maniera, poi, di invocarlo, impariamo dalla Chiesa, che supplice si rivolge allo Spirito Santo e lo chiama con i titoli più cari di Padre dei poveri, Largitore dei doni, Lume dei cuori, Consolatore benefico, Ospite dell'anima, Aura di refrigerio; e lo scongiura perché lavi, sani, irrori le nostre menti e i nostri cuori e conceda a quanti in lui confidano il premio della virtù, felice l'esito della vita presente, perenne il gaudio nella vita futura.
Non c'è da dubitare che tali orazioni rimangano inesaudite, mentre egli stesso ci assicura che egli stesso intercede con insistenza per noi con gemiti inesprimibili (60).
Dobbiamo dunque supplicarlo con fiducia e con costanza perché ci illumini ogni giomo più con la sua luce e ci infiammi della sua carità, disponendoci così con la fede e l'amore all'acquisto del premio eterno perché egli è il pegno dell'eredità che ci è preparata (61).
13. La Novena di Pentecoste.
Ed eccovi, Venerabili Fratelli, gli ammonimenti e le esortazioni Nostre intorno alla devozione verso lo Spirito Santo. Non dubitiamo che esse produrranno in mezzo al popolo cristiano buoni frutti, specialmente per merito della vostra sollecitudine e diligenza.
Certo non verrà mai meno l'opera Nostra in cosa di così grave importanza, anzi abbiamo in animo di alimentare così bel sentimento di pietà in quei modi che giudicheremo più conformi alla necessità.
Intanto, poiché Noi, due anni fa con il Breve Provida Matris, abbiamo raccomandato ai cattolici per la solennità di Pentecoste alcune particolari preghiere per sollecitare il compimento della cristianità unita, Ci piace ora a giungere qualche cosa di più sullo stesso argomento.
Decretiamo dunque e comandiamo che in tutto il mondo cattolico in questo anno e sempre in avvenire si premetta alla Pentecoste la Novena in tutte le Chiese parrocchiali ed anche in altri templi e oratori, a giudizio degli Ordinari.
Concediamo l'Indulgenza di sette anni ed altrettante quarantene per ogni giorno, a quelli che assisteranno alla Novena e pregheranno secondo la Nostra intenzione; l'Indulgenza plenaria poi o in un giorno della Novena, o nella festa di Pentecoste o anche fra l'Ottava, purché confessati e comunicati preghino secondo la Nostra intenzione.
Vogliamo che tali benefici godano anche coloro che, legittimamente impediti, non possono assistere alle suddette pubbliche preghiere, anche in quei luoghi nei quali queste, a giudizio dell'Ordinario, non si possono celebrare comodamente nel tempio; purché in privato facciano la Novena e adempimento alle altre opere e condizioni prescritte.
E ci piace aggiungere dal tesoro della Chiesa che possono lucrare di nuovo l'una e l'altra Indulgenza tutti coloro che o in pubblico o in privato rinnoveranno secondo la propria devozione alcune preghiere allo Spirito Santo ogni giorno durante l'Ottava di Pentecoste sino alla festa inclusiva della SS. Trinità, purché soddisfino alle altre condizioni sopra prescritte.
Tutte queste indulgenze sono applicabili anche alle anime sante del Purgatorio.
Unite, dunque, venerabili Fratelli, alle Nostre preghiere anche le vostre, anche quelle di tutti i fedeli, interponendo la mediazione potente e molto accetta della beatissima Vergine.
Voi ben sapete quali relazioni intime e ineffabili corrano tra lei e lo Spirito Santo, poiché ne è la Sposa Immacolata.
La Vergine con la sua preghiera molto cooperò sia al mistero dell'Incarnazione come dell'avvento dello Spirito Santo sopra gli Apostoli.
Continui dunque ad avvalorare con il suo patrocinio le Nostre comuni preghiere, affinché si rinnovino in mezzo alle afflitte nazioni i divini prodigi dello Spirito Santo, celebrati già da Davide: Manda il tuo Spirito, sono creati, e rinnova la faccia della terra (62).
Intanto come auspicio dei doni celesti e pegno del Nostro affetto, impartiamo a Voi, venerabili Fratelli, al Clero, e al vostro popolo, nel Signore l'Apostolica Benedizione.
Dato a Roma presso S. Pietro, il 9 Maggio 1897
20° del Nostro Pontificato.
LEONE XIII
1 Mt 11, 28; Giov. 14, 6; 10, 11.
2 Giov. 16, 7.
3 Giobbe 26, 13.
4 Sap. 1, 7.
5 S. Leone M., Sermo II in ann. ass. suae.
6 S. Basilio, De Spiritu Sancto, c. 16, n. 39.
7 Giov. 1, 18.
8 S. Tommaso, La Somma teologica, P.I, q.31, a.2; S. Agostino, De Trinitate, L. I c.3.
9 Rom. 11, 36.
10 S. Agostino, De Trinitate, L. 6, c. 10; L. 1, c.6.
11 S. Agostino, De Trinitate, L. 1, c. 4-5.
12 S. Agostino, Ib.
13 S. Tommaso, La Summa Teologica, P. I, q. 39, a. 7.
14 S. Agostino, De Trinitate, L. 4, c. 20.
15 Mt 1, 18-20.
16 1 Tim. 3, 16.
17 Giov. 3, 16.
18 Ench. c. 40; S. Tommaso, La Summa Teologica, P. III, q. 32, a. 1.
19 Actor. 10, 38.
20 S. Basilio, De Spiritu Sancto, c. 16.
21 Ef. 11, 2.
22 Is. 5, 2.
23 S. Agostino, De Trinitate, L. 15, c. 26.
24 Gl. 3, 1-2.
25 S. Cirillo di Gerusalemme, Catechesi XVII.
26 S. Giovanni Crisostorno, In Ut. Om. 1-2 Cor. 3, 3.
27 Giov. 16, 12-13.
28 Giov. 14,16-17.
29 At. 20, 28.
30 Giov. 20, 22-23.
31 S. Agostino, Sermo 187, De Tempore.
32 Giov. 7, 38-39.
33 S. Leone M., Omelia III di Pentecoste.
34 Gal. 4, 1-2.
35 Giov. 7, 39.
36 Ef. 4, 8.
37 S. Agostino, De Trinitate, L. 4, c. 20.
38 S. Cirillo di Alessandria, Tes. L. 5, c. 5.
39 Ef. 2, 3.
40 Rom. 8, 15-16.
41 S. Tommaso, La Summa Teologica, P. III, q. 32. a. I.
42 Giov. 3, 6.
43 Rom. 5, 5.
44 S. Tommaso, La Summa Teologica, P. I, q. 8, a. 3.
45 Giov. 14, 23.
46 1 Cor. 6, 19.
47 S. Tommaso, La Summa Teologica, P. I, q. 38, a. 2; S. Agostino. De Trinitate, L.15, c.19.
48 S. Tommaso, La Somma Teologica, P. III, q. 38, a. I ad 3m.
49 Gal. 5, 22.
50 S. Agostino, De Trinitate, L. &, c. 9.
51 At. 19.2.
52 Deut. 6,5.
53 S. Tommaso, La Summa Teologica, I-II, q. 28, a. 2.
54 II Tess. 2, 11.
55 1 Tim. 4, 1.
56 Ef. 4, 30.
57 1 Cor. 3, 16-17.
58 S. Tommaso, La Summa Teologica, P. III, q. 3, a. 8, ad 3m.
59 In Mess. Romano, fer. III d. Pent.
60 Rom. 8, 26.
61 Ef. 1, 14.
62 Salmo 104, 30.