QUANDO SPIRITUALITA’ E TEOLOGIA SI ABBRACCIANO

Una riflessione intorno alla forma autentica del vivere cristiano e del pensare cristiano.
Una riflessione che subito si trasforma in un’indicazione di atteggiamento, interiore ed esteriore.

Può essere questa, sostanzialmente, una delle chiavi di lettura dell’ultima pubblicazione di Giordano Frosini, "Spiritualità e teologia" (Dehoniane, Bologna, 2000, pp. 122, £. 19.000), un’opera che mostra un aspetto nuovo dell’autore a tutti coloro che hanno imparato a conoscerlo – da lettori, alunni o uditori – nella veste di teologo dall’analisi rigorosa e dalla sintesi stringente.
In realtà, i libri di Frosini, pur nella “scientificità” dell’incedere, hanno sempre racchiuso partecipazione, afflato, capacità evocative, insomma “spiritualità”.
Questo nuovo testo gli consente di trattare distesamente l’argomento, per affermare con parole chiare (anticipando la tesi di fondo del libro) la necessità dell’armonia tra teologia e spiritualità, della loro unità e complementarità.

La ricostruzione storica dei rapporti tra spiritualità e teologia e la considerazione sistematica di tale relazione che il lavoro di Frosini offre mostrano come, nel corso della storia, tale armonia non sia sempre regnata. Per meglio dire, come l’abbraccio che legava spiritualità e teologia sin dall’era apostolica e perdurava nell’età patristica ad un certo momento abbia subito un’interferenza, abbia veduto l’inserirsi di motivi di allontanamento. Quella distanza che il periodo di incubazione ed elaborazione del Concilio Vaticano II ha interpretato come un vuoto da colmare, una frattura da sanare. Un tentativo di “ri-armonizzazione” tuttora in corso che non manca di asperità e dissonanze.

L’itinerario della riflessione ha al suo avvio – come logica comanda – il recupero della definizione dei due termini da porre in relazione: l’individuazione, per così dire, della loro essenza e la delimitazione dell’area di significato che essi coprono. Quindi, la dimensione originaria del rapporto e il suo evolversi nello snodarsi dei secoli. Un quadro d’insieme che permette di cogliere la natura e lo svolgimento della questione.

Disegnata per linee essenziali l’immagine globale, l’autore mette a fuoco i protagonisti della vicenda, per poi decidere di lasciarsi quasi guidare da loro, di cedere, con deferenza, la parola a coloro che rappresentano le voci maestre sull’argomento. Compare, così, la "trilogia carmelitana", con un oculato florilegio da Santa Teresa di Gesù Bambino, Elisabetta della Trinità e Edith Stein.
Compare Dom Columba Marmion. Ci si sofferma con Padre Congar, Teilhard de Chardin, M.- D. Chenu, D. Bonhoeffer. Si indugia particolarmente sulle indicazioni del Concilio Vaticano II che, pur impiegando limitatamente il termine “spiritualità”, comprende in pieno il suo ruolo decisivo nel cuore del concilio e della Chiesa nella sua interezza. Per gettare, infine, uno sguardo sulla riflessione teologica post-conciliare e saggiare, con l’ultimo capitolo, i tempi a noi più vicini, con la considerazione dei movimenti interni alla Chiesa e le nuove forme di spiritualità.

Passaggi, tuttavia, brevi, agili, immediati.
Il tutto disposto e soppesato con sapiente equilibrio, nella meditata convinzione della imprenscindibile compenetrazione delle due dimensioni.
La spiritualità, con la sua illimitata ricchezza, la sua capacità di rinnovare lo sguardo, la sua facoltà di una conoscenza che oltrepassa i confini dell’intelligibile sperpera tutta se stessa e il proprio fondamento quando perde il suo "rapporto vitale con il dogma e con la teologia" (p. 24), getta al vento l’immenso suo patrimonio quando asseconda le tentazioni"del soggettivismo, del sentimentalismo, dell’intimismo" (p. 27).

Del pari, il teologo sarà effettivamente tale solo quando, evitato il tranello dell’intuizione a-razionale o dell’eclettismo, saprà riproporre "una riflessione più pneumatica, più storica, più biblica, più coinvolgente e personale, capace di parlare, oltre che alla mente, anche al cuore e al sentimento" (pp. 18-19).
L’una non può fare a meno dell’altra per non impoverirsi e smarrire l’alta dignità del proprio lignaggio. Il prestigio sta nell’osmosi, nella "circolarità reciproca".

Tra le molte significative frasi raccolte dagli autorevoli interlocutori e inanellate lungo la ricognizione di storia della Chiesa non viene ridimensionata affatto un’annotazione particolarmente sentita dell’autore. Un minimo frammento di teoria che sembra assorbire e contenere l’impronta di buona parte di una vita. Verità e testimonianza: "La teologia è discorso sulla fede, dalla fede essa parte e alla fede ritorna. La teologia allora diventa preghiera e coerenza di vita. Dal tavolo di lavoro all’inginocchiatoio il passo è breve" (p. 27).

Prof. Andrea Vaccaro