DOVE LIO SI TROVA A CASA PROPRIA
Il recente studio di Diego Pancaldo esplora le profondità
filosofiche e spirituali del pensiero di Edith Stein
I libri scritti con passione si riconoscono sin dalle prime pagine.
E dove la serietà, il rigore, lintelligenza dellautore sono garantiti, è proprio la passione con cui lo studio è condotto che diventa il valore aggiunto dellopera.
Con forte sicurezza, "Lamore come dono di sé nel pensiero di Edith Stein" (Edizioni Ora Insieme, Pistoia, 2002, pp. 175) di Diego Pancaldo gode di questo plus di valore. E veramente encomiabile, infatti, laccuratezza con cui lautore segue lo svolgersi della riflessione di Edith Stein nellintero disegno della sua parabola letteraria, dal saggio Il problema dellempatia del 1917 allo studio sulla Scientia crucis del 1942. In più, Pancaldo insegnante di Religione cattolica al Ginnasio Liceo Classico N. Forteguerri cittadino, Dottore in Teologia e filosofia presso la Pontificia Università Lateranense e docente di Teologia sistematica allIstituto Superiore di Scienze religiose I. Galantini di Firenze riesce a individuare, allinterno di questa corposa produzione scritta, un elemento unificante che diventa unutile chiave di accesso per meglio penetrare un pensiero tanto solido, articolato e originale quale quello che la Stein offre.
Lelemento unificante è il tema dell amore donativo, che costituisce, per lautrice e per chiunque altro riesca a comprenderlo nelle sue profondità, non solo un approdo puramente teoretico, piuttosto il punto dincontro tra pensiero e vita. L amore donativo si fa così servizio gratuito, dedizione, disponibilità a svuotarsi della logica del possesso, apertura allAltro, fino allapice del percorso, rappresentato dallidentificazione con Cristo che offre se stesso per la salvezza di tutti. Questo tema conduttore viene fatto emergere in tutta lopera della Stein unopera di cui Pancaldo dimostra una conoscenza ed una padronanza straordinarie -, dai testi più tendenzialmente psicologici a quelli di natura sociale, filosofica, pedagogico-educativa, sino ai testi di teologia e di spiritualità.
Lanalisi dei testi è condotta dallautore con precisione ed estremo rispetto, tale da consentire al lettore, al termine del libro, di farsi un ampio affresco della personalità spirituale della Stein, aiutato in questo dalla ricchezza delle citazioni, riportate in nota o direttamente nel corpo, nonché dal confronto con le massime autorità della critica steiniana, tra cui spiccano i nomi di Ales Bello, Bettinelli, Fabro e, per la freschezza stilistica, la De Monticelli.
Dallestesa e approfondita ricognizione emerge una serie di riflessioni e di intuizioni davvero rilevante.
Particolarmente incisiva sembra essere la ricostruzione della problematica antropologica della Stein, culminata nellopera Essere finito Essere eterno. Per una elevazione al senso dellessere, che trova una distesa trattazione nelle pagine centrali dello studio di Pancaldo. Qui viene seguito litinerario della Stein in cammino verso lelaborazione di una antropologia trinitaria con al centro, appunto, il tema dellamore donativo. Luomo, in quanto essere temporale, prova costantemente lesperienza della heideggeriana gettatezza e della dipendenza proprio nellinterrogativo circa lorigine del proprio essere: Da dove proviene questo essere ricevuto?
Io non sono da me. E da questa evidenza è lineare il passaggio al riconoscimento dellesistenza di un essere eterno padrone dellessere. Dalla attualità puntiforme del proprio essere reale come scrive Pancaldo alla percezione di un essere totalmente pieno e immutabile, che peraltro ha verso di me, uomo, lo stesso sguardo tenero e rassicurante della madre che sorregge i primi passi del proprio bambino.
Lindagine allinterno del proprio essere trova, poi, chiara luce nellanalogia con la Trinità.
E il Dio Trino larchetipo della persona umana, dove lo spirito delluomo scorre linearmente nello Spirito divino; lanima trova il suo modello in Dio Padre e il corpo nella forma nata del Figlio.
Un semplice esempio di come la Stein riesca a coniugare armoniosamente in un unico quadro suggestioni che corrono lungo lintero arco della storia del pensiero. Dai classici Agostino, Tommaso dAquino, Dionigi lAeropagita ai filosofi contemporanei (Husserl, Scheler, Heidegger
), passando attraverso i mistici (soprattutto, Teresa dAvila e Giovanni della Croce) e giungendo ad una sintesi personale, convincente e coinvolgente.
Proprio quanto alla bellezza coinvolgente delle pagine della Stein, difficile sottacere gli scritti dedicati alla spiritualità carmelitana e, al cuore del cuore, Il castello interiore. E questa limmagine che Teresa propone per il mondo interiore: lanima come un castello dotato di diverse stanze, con al centro la stanza del Re, il luogo ove Dio permanentemente dimora e ci attende. Se si riesce a oltrepassare tutte le soglie, si godrà della sensazione più bella: calore, profumo, quiete, amore estatico. La Stein non può che indugiare su queste descrizioni, arricchendole se possibile con considerazioni personali, indicando come lingresso nella stanza più importante possa avvenire, oltreché con la preghiera, anche tramite il rapporto con gli altri e perfino con la stessa ricerca scientifica sullessenza della vita, condotta ad un livello di non distorcente superficialità. Altre vie, altri sentieri, convergenti tutti, comunque, in un medesimo luogo, quellimmobile punto centrale dove lIo si trova veramente a casa propria.
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