CRISTIANESIMO E POLITICA

Con il testo "La politica, la Chiesa, il cristiano", Giordano Frosini esalta il valore dell’impegno sociale e tratteggia l’identikit del politico cristiano


L’autore non dissimula. La politica è la casa i cui addobbi sono "settarismi, interessi personali (o di gruppo), sete di denaro, spirito di routine, cedimenti alla moda, carrierismo, ricerca del consenso a ogni costo e senza scrupoli" (p. 140).
Addirittura, come avvertivano i vescovi messicani in un loro documento: "sono molti i segni nei quali, nelle attività politiche, si mostra la presenza del Maligno".

Attualmente è così; nella storia è stato così, ma non è detto che debba sempre essere così.
Ed ecco allora che emergono i profili di persone che, nella casa della politica, per breve tempo hanno tenuto i locali secondo un ordine nitidamente cristiano. Fra essi, Tommaso Moro (1478-1535) con la sua società ideale chiamata “Utopia”. Uno Stato in cui l’oro e lo argento valgono per quello che valgono in natura e ogni cittadino vive la religione che reputa più idonea a se, purché di religione si tratti.
"Il fondatore Utopo “religiosamente e severamente vietò che nessuno avvilisse la dignità della natura umana fino al punto da credere che l’anima perisse con il corpo o che il mondo vada avanti a caso, toltane di mezzo la provvidenza”. Chi la pensa così “non va messo neppure nel numero degli uomini come colui che abbassa la natura elevatissima dell’anima fino alla viltà del corpiciattolo delle bestie” (p. 196).

Vi sono però figure di politici cristiani anche in periodi e luoghi più vicini a noi: Giorgio La Pira, “l’Isaia del nostro tempo” (p. 168), Giuseppe Lazzati, “il Maestro, con l’iniziale maiuscola” (p. 170); Giuseppe Dossetti che, come lo Zarathustra nietzscheano, amò così tanto l’uomo da doversene distaccare, scegliendo, nel suo caso, il ritiro monastico.

Il libro di Giordano Frosini, "La politica, la Chiesa, il cristiano" (Portalupi editore, Casale Monferrato, 2003, pp. 207, euro 11,50) non è, però, solo una messa in guardia o un nostalgico omaggio a persone care. Tutt’altro. Esso è una riflessione utilissima per poter guardare ai temi più urgenti della politica attuale, illuminati dalla luce delle categorie essenziali della dottrina sociale della chiesa, non solo ripetute nominalmente e applicate esteriormente, piuttosto aggiornate e adeguate ai problemi reali. Così avviene nel terzo capitolo, in cui l’autore offre uno sguardo originale e autenticamente cristiano al problema della pace, alla corrente del neo-liberismo, alle dimensioni della democrazia, alla questione ecologica e alla costruzione dell’Europa.

Per l’autore, accingersi a scrivere intorno al rapporto tra Chiesa e politica su diretto invito dell’editore rappresenta, come confessa nella prefazione, "dopo un prolungato soggiorno nei quartieri alti della teologia, un ritorno al tema dei miei primi interessi e delle mie prime pubblicazioni " (p. 5).
Un ritorno ancora più ricco, per il carico di esperienze di riflessione che il tempo ha maturato e fatto raccogliere.

Per la chiarezza, la sobrietà, l’essenzialità del discorso, l’agile volume può costituire davvero sia un vademecum di consultazione per coloro che, nell’arena politica non vogliono dismettere i propri abiti di cristiani, sia un modello di manuale di base per quelle scuole di formazione politica e sociale che Frosini si augura di vedere presto rilanciate e accresciute. Segno sarebbe, come auspica l’autore, che la comunità cristiana ha riconosciuto l’impegno politico come un autentico e necessario esercizio della fede, della speranza e della carità.