L'anno liturgico è lo spazio-tempo della Chiesa, all'interno del quale si sviluppano e si compiono tutte le azioni liturgiche del popolo di Dio. Esso si caratterizza per la sua forte e compatta unità, considerato come un tempo unico, che scorre dalla Pentecoste alla Parusia, dal dono dello Spirito effuso sulla Chiesa nascente fino al giorno ultimo, alla fine dei tempi.
Considerato in se stesso e in rapporto alle azioni cultuali della Chiesa, l'anno liturgico si presenta come la struttura portante dell'intero edificio liturgico. Esso non è un'azione cultuale strettamente intesa, ma è ciò che sorregge le singole celebrazioni.
L'anno liturgico può considerarsi, a ragione, la vera «introduzione alla liturgia». All'interno di questa ampia unità si collocano e si articolano i singoli momenti celebrativi: sacramenti e sacramentali.
L'anno liturgico della Chiesa ha diversi inizi e sviluppi, tutti reali, anche se non bene classificati:
a. Tempi
Avvento 1ª parte
Avvento 2ª parte - Natale - Epifania
Tempo ordinario 1ª parte
Quaresima - Pasqua
Pentecoste
Tempo ordinario 2ª parte
XXXII - XXXIV T.O. - Cristo Re
b. Temi
Parusia
Incarnazione - Manifestazione
Le opere
L'opera: Morte e Risurrezione
Il dono dello Spirito
Le Opere
Parusia
La divisione dell'anno liturgico qui proposta è quella ufficiale. Nella sua essenziale unità, l'anno liturgico offre una molteplicità di temi.
Spicca anzitutto il suo orientamento cristologico trinitario, evento centrale, essenziale ed unificante di ogni celebrazione, al punto che possiamo dire con Casel che «l'anno liturgico è il mistero di Cristo». Ogni giorno, lungo l'intero corso dell'anno liturgico, celebriamo sempre e ininterrottamente Cristo Gesù risorto nel suo mistero di salvezza:
«La santa madre Chiesa considera suo dovere celebrare con sacra memoria in giorni determinati nel corso dell'anno l'opera della salvezza del suo Sposo divino.
Ogni settimana, nel giorno a cui ha dato il nome di domenica, fa la memoria della risurrezione del Signore, che ogni anno, unitamente alla sua beata passione, celebra a Pasqua, la più grande delle solennità. Nel corso dell'anno poi, distribuisce tutto il mistero di Cristo, dall'incarnazione e dalla natività fino all'ascensione, al giorno di Pentecoste e all'attesa della beata speranza e dell'avvento glorioso del Signore. Ricordando in tal modo i misteri della redenzione, essa apre ai fedeli le ricchezze delle azioni salvifiche e dei meriti del suo Signore, in modo tale da renderli in qualche modo presenti a tutti i tempi, perché i fedeli possano venirne a contatto ed essere ripieni della grazia della salvezza» (SC 102).
Considerato nella sua struttura e nei suoi contenuti, l'anno liturgico si presenta come una magnifica «inclusione»; nel suo sviluppo, dalla domenica I di Avvento alla solennità di Cristo Re, celebra Cristo Gesù nella varietà dei suoi misteri, in tensione escatologica, sostenendo il cammino dei cristiani incontro al Signore che viene nello splendore della sua gloria per trasfigurarci nella sua luce di risorto.
La Chiesa vive in prospettiva escatologica, protesa verso la parusia, cioè l'avvento glorioso del Signore. Il nuovo anno liturgico, infatti, si apre come si era chiuso quello precedente, e si concluderà come si è aperto, cioè con la stessa tensione escatologica, in un continuo movimento elicoidale e ascensionale, che sollecita la comunità cristiana a invocare la manifestazione gloriosa del Signore anticipando nel tempo la venuta finale di «colui che viene» e il compimento definitivo della storia della salvezza in atto nella liturgia e nell'intera vita della Chiesa.
Il tema della parusia attraversa come costante l'intero anno liturgico: all'inizio e alla fine; dall'inizio alla fine.
Ogni volta che la Chiesa celebra l'Eucaristia acclama: «celebriamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell'attesa della tua venuta». Il memoriale storico degli eventi salvifici di Cristo con lo Spirito è fatto di continuo «nell'attesa della sua venuta nella gloria», «nell'attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo».
I fedeli devono essere educati, pertanto, alla preminenza e alla centralità del mistero di Cristo nella liturgia in modo che il loro animo «sia indirizzato prima di tutto verso le feste del Signore, nelle quali, durante il corso dell'anno, si celebrano i misteri della salvezza. Perciò il proprio del tempo abbia il suo giusto posto sopra le feste dei santi, in modo che sia convenientemente celebrato l'intero ciclo dei misteri della salvezza» (SC 108).
da NUNZIO CONTE, Benedetto Dio che ci ha benedetti in Cristo. Liturgia generale e fondamentale = Manuali di Liturgia, ELLEDICI, Leumann-Torino 1999, pp. 165-167