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MEDITAZIONE IX Della nascita di Gesù Bambino nella grotta di Betlemme ![]() Essendo già uscito l'editto dell'imperator di Roma, che andasse ognuno a scriversi nella sua patria, si parte Giuseppe con la sua sposa Maria per andare a scriversi in Betlemme. O Dio, quanto dovette patire la Vergine santa in questo viaggio che fu di quattro giornate, per vie di montagne ed in tempo d'inverno, con freddi, venti e piogge! Giunti che furono colà, venne il tempo del parto; onde Giuseppe si pose a cercare per quella città qualche alloggio dove potesse partorire Maria. Ma perché son poveri, son discacciati da tutti: son discacciati anche dall'osteria, dove gli altri poveri erano stati accolti. Onde in quella notte uscirono dalla città, e trovando una grotta, ivi entro Maria. Ma Giuseppe le disse: Sposa mia, come vuoi stare questa notte in questo luogo così umido e freddo, e qui partorire? Non vedi che questa è stalla di animali? Ma rispose Maria: Giuseppe mio, è pur vero che questa grotta è il palazzo reale in cui vuol nascere il Figlio di Dio. Ed ecco già che venuta l'ora del parto, stando la santa Verginella genuflessa in orazione, vede tutt'insieme illuminata quella spelonca da una gran luce, abbassa ella gli occhi, ed ecco che mira già nato in terra il Figlio di Dio, tenero Bambino che trema di freddo e piange; onde prima l'adora come suo Dio, poi se lo mette in seno e lo fascia con quei poveri pannicelli che seco avea, e finalmente così fasciato lo ripone a giacere dentro una mangiatoia sopra la paglia. |