L'Avvento



Abbiamo finora parlato del tempo come sacro e dell’anno liturgico come periodo nel quale l’unico Mistero di Cristo viene riattualizzato nella Liturgia accentuandone i diversi aspetti.
Concentriamo adesso la nostra attenzione sull’inizio dell’anno liturgico che coincide con il tempo denominato “Avvento”. In esso possiamo distinguere due momenti: l’avvento natalizio e l’avvento escatologico. La parola stessa ci dice che si tratta di un tempo di attesa, un tempo in cui si aspetta la venuta di qualcuno o l’accadimento di qualcosa.

1. L’avvento natalizio. Questo tempo ha radici antichissime, che ci riportano alla storia del popolo ebraico quando, attraverso l’annuncio dei profeti, prese piede la cosiddetta “Era Messianica”, convinzione che Dio, Javhè, avrebbe presto esaudito le richieste di aiuto del suo popolo, mandando, il suo Mashià (termine ebraico che significa Messia), il suo Cristo (traduzione in greco di Messia), in italiano l’Unto (unto è sinonimo di consacrato).
Questo strano personaggio, descritto dai profeti attraverso il ricorso ad immagini simboliche, avrebbe dovuto possedere alcune caratteristiche che lo rendessero inconfondibile; cioè, sarebbe dovuto essere al tempo stesso sacerdote, re e profeta.
Sacerdote è sinonimo di pontefice, colui che fa da ponte, da tramite tra due sponde, quindi colui che offre un sacrificio a Dio per gli uomini.
Re solitamente si diventa per dinastia, perché si succede al trono al posto del padre o del nonno; e guarda caso il Messia atteso sarebbe dovuto essere, per usare le stesse parole del profeta, “della stirpe di Davide”, quindi un discendente di questo re.
Profeta è colui che parla a nome di Dio; e chi avrebbe potuto farlo meglio dello stesso Inviato di Dio, del Messia?
Non è difficile capire allora perché, nella liturgia del tempo di avvento, si prediligono letture tratte dai libri profetici. La Chiesa vuol far riflettere i credenti su questa verità fondamentale: le parole dei profeti si sono avverate, il Messia è già arrivato, è Gesù. E’ Lui stesso la Parola di Dio incarnata “il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi” Gv 1,15 [dimensione profetica]; è lui il Re: basti pensare al suo ingresso trionfale a Gerusalemme, quando fu acclamato dalla folla come “figlio di Davide” oppure alla domanda che Pilato gli rivolge “dunque tu sei re?” Gv 18,37 [dimensione regale]; è lui che attraverso il sacrificio del suo corpo spezzato e del suo sangue versato ha salvato tutti gli uomini [dimensione sacerdotale].

2. L’avvento escatologico. Nell’avvento però non ci si volge solo indietro per ritrovare in Gesù il compimento delle antiche profezie, ma anche si guarda speranzosi verso il futuro.
Il tempo di avvento cioè non perde la sua natura, quella di essere appunto tempo di attesa, e quindi tempo di tensione verso il futuro, nel quale ci si prepara alla seconda venuta di Cristo che “di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti e il suo Regno non avrà fine” (Credo).
Tale preparazione, per essere vissuta come esige l’avvento, si deve sviluppare su due livelli:
1) il nostro personale e quotidiano impegno per l’instaurazione dei valori del Regno di Dio. In tal modo non solo attendiamo passivamente, ma anche contribuiamo alla seconda venuta del Signore.
2) la revisione della nostra vita, più nota con il termine conversione, come cambio della mentalità, naturale presupposto per instaurare i valori del Regno di Dio.

L’avvento è dunque tempo che ci spinge ad essere vigilanti: “Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà” ed ancora “State pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà” (cfr. Mt 24,42-44)

Giovanni Cotroneo