SE TU CONOSCESSI IL DONO DI DIO

da un documento pastorale
www.indaco-torino.net



La fede, che dà senso e sapore alla vita per chi l’accoglie con cuore aperto e generoso, è un dono.
Il dono che il Padre ci fa nel battesimo. Dono della capacità di conoscerlo e di conoscere il mondo e noi stessi in Lui. Vederci, cioè, come lui ci vede. È il dono della sua luce nella nostra vita.
Nel ringraziarlo, chiediamogli di aumentare in noi la fede.

Un fatto di vita
Dima è albanese. I cugini l’hanno convinta a venire con loro, che rientrano in Italia, assicurandole un lavoro di baby-sitter. Non deve preoccuparsi: non sarà sola, ci sono loro! E il lavoro non le mancherà.
Ma ben tragica è la sua esperienza. Appena passata la frontiera, l’hanno stuprata e “venduta” a uno sfruttatore che l’ha portata a Genova.
Ora batte i marciapiedi, piccola ragazzina triste - ha solo 16 anni! - sottoposta a ogni sorta di angherie. Lorenzo, una sera, è in giro con gli amici: vogliono spassarsela a importunare queste povere “schiave del ventesimo secolo”. D’un tratto vede Dima: una figuretta con gli occhi tristi e sperduti. E la pena e la vergogna per quanto stanno facendo lo colpisce come una pietra in pieno viso. Ritorna, solo, la sera seguente e poi ancora e ancora. Ogni volta la prende su per ascoltarla. Non la tocca, no. Dima racconta e piange. Lorenzo si fida di lei, di quanto gli va confidando, e vuole aiutarla. La porta a casa. Lotta con i suoi perché l’accolgano. La nonna dà fiducia a Dima e lo sostiene.
Rinasce la vita. Un po’ per volta nasce anche l’amore: quello vero, che vuole il bene dell’altro, che sa donarsi, fidarsi e volgersi al futuro.
Lorenzo sposa Dima e la porta lontano dalle ricerche e dalla vendetta dei suoi sfruttatori. Sono sereni, non si sa dove, per evitare ricatti.
L’amore gratuito dell’uno ha ridato vita all’altra. Le ha reso quella dignità che le era stata rubata. E quando ne parlano, c’è ancora il dolore, ma ogni volta è un sussulto nuovo di gioia per il dono della fedeltà reciproca.

In ascolto della Parola di Dio

Dal Vangelo di Giovanni 4,1-15
I farisei avevano sentito dire che Gesù battezzava e faceva più discepoli di Giovanni. Quando egli lo seppe, lasciò il territorio della Giudea e se ne andò verso la Galilea, perciò doveva attraversare la Samaria.
Così arrivò alla città di Sicàr. Lì vicino c'era il campo che anticamente Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe, e c'era anche il pozzo di Giacobbe.
Gesù era stanco di camminare e si fermò, seduto sul pozzo. Era circa mezzogiorno.
I discepoli entrarono in città per comprare qualcosa da mangiare. Intanto una donna della Samaria viene al pozzo a prendere acqua. Gesù le dice: - Dammi un po' d'acqua da bere. Risponde la donna: - Perché tu che vieni dalla Giudea chiedi da bere a me che sono Samaritana? (Si sa che i Giudei non hanno buoni rapporti con i Samaritani ).
Gesù le dice: - Tu non sai chi è che ti ha chiesto da bere e non sai che cosa Dio può darti per mezzo di lui. Se tu lo sapessi, saresti tu a chiederglielo, ed egli ti darebbe acqua viva.
La donna osserva: - Signore, tu non hai un secchio, e il pozzo è profondo. Dove la prendi l'acqua viva? Non sei mica più grande di Giacobbe, nostro padre, che usò questo pozzo per sé, per i figli e per le sue bestie, e poi lo lasciò a noi!
Gesù risponde alla donna: - Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete. Invece, se uno beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete: l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente per l'eternità. La donna dice a Gesù: - Signore, dammela quest'acqua, così non avrò più sete e non dovrò più venir qui a prendere acqua.

.
Per l’approfondimento

La fede, ci dice la Parola di Dio, è prima di tutto il dono che Dio ci fa di entrare nella sua Alleanza: è il dono della sua fedeltà che ci viene partecipata. E’ un dono gratuito, ma esige la nostra risposta.
La storia di Lorenzo è quasi un riflesso della storia di Dio con il suo popolo, con ciascuno di noi. Un amore fedele che salva. Un amore donato a priori, senza aspettare di essere “meritato”.
È questo il dono della fede che abbiamo ricevuto dal Padre e che ci rende capaci di rispondergli guardando tutto e tutti con il suo stesso sguardo; amando tutto e tutti con il suo stesso amore.
Se la fede, “il ringiovanimento della fede e della testimonianza dei cristiani”, è “l' obiettivo prioritario”, dovremo fare qualcosa per conseguirlo. Non possiamo restare passivi. È un dono prezioso e delicato come la stessa vita: esige cure, attenzione. In Cristo la religione non è più un “cercare Dio come a tentoni”, ma risposta di fede a Dio che si rivela: risposta nella quale l’uomo parla a Dio come al suo Creatore e Padre... In Gesù Cristo Dio non solo parla all’uomo, ma lo cerca.

L’anno 2000 ci invita ad incontrarci con rinnovata fedeltà e approfondita comunione sulle sponde di un grande fiume: il fiume della Rivelazione, del cristianesimo e della Chiesa, che scorre attraverso la storia dell’umanità a partire dall’evento accaduto a Nazaret, e poi a Betlemme duemila anni fa. La ricorrenza del Giubileo dovrà confermare nei cristiani di oggi il dono della fede in Dio rivelatosi in Cristo.

FEDE E’...

La fede è decisione a farsi dono ad Uno che presenta la sua proposta;

La fede è decisione a offrire assenso a Colui che interviene nella nostra storia;

La fede è incontro, incontro con una persona che, proprio perché deve essere percepita da me, si fa incontro a me, per parlarmi di realtà nuove.

La fede cristiana è l’incontro con Gesù di Nazareth. Accettare, sulla sua parola, le sue vedute, le sue venute. Accettare lui, che mi dice: “Io sono la via: fuori di me, sei fuori strada. Io sono la verità: fuori di me, sei nell’errore. Io sono la vita: fuori di me, sei nella morte”.

La fede è fidarsi della Parola di Dio. Quindi, non si tratta di verificare direttamente la realtà.
Se noi pretendessimo di verificare la realtà che ci trascende, saremmo già a livello di...Dio.
Dice giustamente Agostino: “Se tu pretendi di conoscere la realtà divina o il punto di vista divino sulla realtà, se tu pretendi di conoscere Dio, allora due sono le cose: o tu sei Dio oppure Dio non è Dio, ma è limitato, è imperfetto, come te”.

La fede è mistero. Il mistero non è contrario alla ragione, ma è richiesto dalla ragione.

Sembra paradossale. La mia ragione, proprio quando ragiona, raggiunge i limiti della stessa ragione, perché si scopre umana, perciò limitata, imperfetta.
Del resto, noi nel pensiero contemporaneo troviamo il concetto di mistero non solo quando si parla di Dio, ma altresì quando si parla dell’essere dell’uomo. Gabriel Marcel propone di non dire “il problema dell’uomo”, ma “il mistero dell’uomo”. Perché il problema, giustamente egli dice, è, come la stessa parola indica, un oggetto che mi sta davanti.
Io lo posso misurare, lo posso vedere, lo posso verificare, lo posso quantificare. Viceversa, il mistero è una realtà che non mi è tanto davanti quanto, invece, è ciò in cui sono immerso e di cui non posso misurare le dimensioni, perché per farlo dovrei esserne superiore. È mistero la mia esistenza, il suo perché, il suo significato globale e definitivo. L’uomo è un mistero. Io sono un mistero a me stesso.
La conoscenza del mio essere è una conoscenza che non posso affrontare in termini di quantità e di misurazione. Non è possibile, perché altrimenti io scambio il piano scientifico con quello ultrascientifico, quello dei significati fondamentali, che lo supera infinitamente.

SCIENZA E FEDE

C’è la conoscenza umana, che consiste nel cogliere i fenomeni in superficie. Poi c’è lo strato più profondo, che è la conoscenza scientifica, che non ci si ferma più a vedere quello che appare, ma quello che è.
A questo punto non siamo ancora arrivati ad afferrare l’essenza intima della realtà, che va al di là di tutto questo. La scienza conosce i fenomeni. La conoscenza comune, abituale, conosce le apparenze dei fenomeni.

Devo concludere allora: c’è uno sguardo superficiale, c’è uno sguardo scientifico e c’è uno sguardo che va oltre la scienza.
Gaspare Barbiellini - Amidei, autore di un libro molto interessante: La riscoperta di Dio, a un giornalista che gli chiede: “Recentemente Carlo Rubbia, premio Nobel 1985 per la fisica, ha scritto: “L’uomo di scienza, oggi, ha più bisogno che mai dell’uomo di fede”. Perché? Qualche cosa sta cambiando nel mondo della ricerca più avanzata? Nuove sensibilità stanno nascendo?”, risponde: “Credo che Rubbia si riferisca alla sua esperienza di ricercatore. Il procedere della scienza moltiplica gli interrogativi.
Come scienziato, ritengo sia costretto a constatare che l’atteggiamento della scienza ha finito con l’emarginare Dio. Rubbia è certamente convinto che la scienza non giungerà mai a dimostrare l’esistenza di Dio, ma lo scienziato è un uomo che, man mano che decifra la materia, si trova di fronte a un inesausto desiderio di risposte ulteriori, al desiderio forte di dare un senso alle sue conoscenze. Il progredire della scienza non arriva mai ad approdi definitivi, ma, anzi, il progredire della scienza moltiplica gli interrogativi”.

Del resto, il campo della scienza è un campo che si deve limitare alla conoscenza dei fenomeni, di come avvengono le cose nell’infinitamente piccolo e nell’infinitamente grande.
Ma il come capitano i fenomeni non è ancora la domanda del che cosa è la realtà di fondo. La scienza parte dalla domanda: “Come?”.
C’è qualcosa d’altro, però, che erompe dal cuore dell’uomo la domanda: “Che cosa è?” e, poi: “Perché è?”.

FEDE: ATTO RAGIONEVOLE

Dunque, quando parliamo della fede, parliamo della conoscenza che soltanto Dio ha della realtà e che soltanto nel Figlio suo, morto e risorto, ha potuto dare della realtà.
Ma possiamo fidarci di Gesù di Nazareth?
Ecco, l’uomo di fede a un certo punto si chiede se il suo atto di fede è un atto ragionevole. E può rispondere che è un atto ragionevole, anche se non razionale. L’atto razionale verifica e si rende conto direttamente, all’interno delle cose, della fondatezza dell’affermazione. Questa è la razionalità.
È l’esercizio della ragione supportata dall’evidenza che due più due fanno quattro.
La ragionevolezza, invece, è quella caratteristica con la quale si presentano certe affermazioni, che io non posso verificare dall’interno, ma che mi vengono offerte da Uno il quale mi porge le credenziali di credibilità.

Gesù di Nazareth è colui il quale mi si presenta e mi dice che appartiene alla zona del mistero la conoscenza della realtà, a cui la scienza non potrà mai giungere: perché la vita? perché la morte? perché la mia vita? perché la mia morte? ha un senso la vita? ha un senso la morte? ha un senso definitivo tutto quello che faccio?
Il mistero è richiesto dalla stessa ragione. Che, quando ragiona, tocca i limiti della sua razionalità.
E Gesù di Nazareth mi dice: “Queste cose sono inaccessibili, ma io te le offro in nome di Colui che è la verità, mio Padre. Son venuto da mio Padre”.
E, a questo punto, io gli chiedo le credenziali della sua autorità, ed egli me le offre: tutta la sua vita, la sua vita di uomo buono, la sua vita carica di segni, cioè a dire, di prove evidenti che Dio è con lui.
E, al culmine di queste prove, la sua risurrezione dalla morte, mantenendo la parola alla sfida più alta che ci potrebbe essere, la sfida contro la nemica numero uno dell’uomo, che è la morte. Allora io prendo queste affermazioni di Gesù di Nazareth, che non riesco a comprendere, e dico:
“Signore Gesù, tu non ti puoi ingannare, perché mi hai provato che vieni da Dio. Non mi puoi ingannare perché sei la bontà per eccellenza. E poi, oltretutto, sarebbe un paradosso che tu, che hai fondato le quattro grandi colonne-base di ogni civiltà a misura d’uomo - interiorità, dignità, libertà, solidarietà -, tu, allo stesso tempo, sia il più grande truffatore della storia”.

FEDE È FIDARSI DELLA PAROLA

Fede è fidarsi della parola di Dio senza vedere.
Se c’è la visione diretta, non c’è più motivo di fede. Agostino dice: “Fede è credere ciò che ancora non vedi e il suo premio è vedere ciò che ora credi”.

Possiamo distinguere tre tipi dell’atto di fede:
- credere “che”
- credere “su”
- credere “in”.

Credo che così stanno le cose.
Credo sulla sua Parola e mi abbandono a lui. La terza fase comprende le due precedenti.
Credere è firmare in bianco una cambiale a Dio. È la cambiale della vita, a Dio Padre, onnipotente. Questo fiducioso lasciarsi portare da Dio si può così specificare: fede è guardare la realtà con gli occhi stessi di Dio. Potremmo dire con un po’ di fantasia: mettersi gli occhiali di Dio, accettare il ritmo di Dio. Per guardare tutto come lui guarda il mondo, la storia, l’uomo, la vita divina.
Allora gli dico con fondatezza:
“Signore Gesù, tu mi provi di essere Figlio di Dio con il sigillo chiaro della tua provenienza divina, la tua risurrezione, constatata e verificata da parte di quanti ti hanno incontrato Risorto. Come Figlio di Dio, non ti puoi ingannare. Hai potuto giustamente dire: “Io sono la verità”. Come amante degli uomini, non mi imbrogliare. Hai detto: “Io sono la via’’, cioè la strada garantita, per giungere alla verità. Così: non ti puoi ingannare, non mi puoi ingannare. Dunque, sei credibile, Signore Gesù”.

A questo punto si rivela la ragionevolezza del mio atto di fede, che è importantissima per noi.
Già l’apostolo Pietro diceva ai primi cristiani: “Dovete essere sempre pronti a dare la ragione della speranza che è in voi” (l Pt 3, 15).

Se un uomo del nostro tempo, ti chiedesse:
“Tu, perché credi? Qual è il fulcro della tua fede?”, a quest’uomo intriso di razionalismo, anzi, diffidente per la ragione sotto tanti aspetti perché la ragione ha dichiarato fallimento, essendo diventata funzionale ai sistemi, oggi , a quest’uomo, che va, che brancola, cosa rispondi circa il motivo della tua fede?
È ragionevole, è umano il tuo atto di fede oppure è cieco, è arbitrario, è un salto nel buio, è frutto di un’ operazione solo emozionale?
Sì, è un salto nel buio, ma sapendo con certezza che, al di là del buio, c’è il “lenzuolo” che raccoglie, salva, fa approdare. Non vedo direttamente che c’è il lenzuolo. Ma ho la garanzia che c’è. E c’è chi lo sostiene.

Alcuni anni or sono, negli Stati Uniti, ci fu un grande incendio in un grattacielo molto famoso. Nel parapiglia due genitori scappano, ma non prendono tutti I figli, perché ciascuno pensa che li abbia messi in salvo l’altro. Arrivati giù, sentono le grida dell’ultimo bambino, il più piccolo. Allora il padre, coraggiosamente,
afferra un lenzuolo e lo chiama per nome: “Papà”, grida il bambino. E il padre: “Gettati giù!”. “Papà, non ti vedo. Ho paura!”. “Non aver paura. Ti vedo io dalla strada. Ci sono io. Sta certo”.

Allora, col rispetto massimo per la scienza, noi possiamo arrivare a comporre scienza e fede.
Scienza e fede sono due piani articolati. L’uno non deve invadere l’altro. Ma l’uno è per l’arricchimento dell’uomo, sotto un certo aspetto, come l’altro. Sono tutte e due conoscenza della realtà, ma su piani diversi. E meritano entrambe rispetto.
Gesù interviene, quasi a dirti:
“Io ti fornisco il microscopio di Dio, la fede. Essa è sguardo che va al di là di ciò che vedi e ti dice che il mondo, la vicenda dell’uomo, che nasce, cresce, muore, si porta dentro una inestirpabile speranza di vita. La fede è lo sguardo con cui Dio osserva le cose. Perchè lui è la verità. Fidati, dunque, e guarda. Guarda e canta!”.

Domande per riflettere

- In quale dei personaggi della storia o dei brani biblici ci riconosciamo meglio?
- Quali sentimenti, iniziative, scelte condividiamo e perché?
- Che significato ha la fede nella nostra vita?
- Cosa sentiamo che Dio sta lodando e cosa sta rimproverando alla nostra fede?
- Che cosa siamo disposti a fare per accogliere e coltivare il dono grande della fede: fedeltà dell’amore di Dio e capacità.di vedere tutti e tutto con il suo sguardo?
- Come possiamo aiutare quelli che amiamo: parenti e amici, ad aprirsi al dono della fede? Quale impegno prendiamo oggi insieme?
Signore, Padre buono e pieno di amore per i tuoi figli, fedele senza condizioni al tuo popolo, noi riconosciamo di non avere ancora apprezzato abbastanza il dono gratuito della fede, che ci hai regalato fin dal nostro Battesimo. Tu sai che ci lasciamo prendere facilmente dai nostri interessi immediati e dimentichiamo di coltivare questa vita profonda. Ma abbiamo bisogno di te! Signore, come gli apostoli vogliamo supplicarti: “Aumenta la nostra fede” (Lc 17,6) e noi ci impegneremo per esserti fedeli. Concedici, Signore, la grazia del Giubileo. Te lo chiediamo per intercessione di Maria, che nella fede ha concepito, generato e nutruto il Figlio, accompagnandolo fino alla croce e alla risurrezione. Amen.