
INTERVENTO AL CONVEGNO
"IL LAVORO, ELEMENTO FONDAMENTALE DEL VIVERE COMUNE"
SEMINARIO DI STUDIO SUL PENSIERO DI GIUSEPPE DOSSETTI
MONTESOLE, 15 - 16 OTTOBRE 2011
Un incontro come il nostro, che ha interrogato la riflessione dossettiana sul lavoro mettendola in relazione con le criticità del presente, tocca corde storiche di storia del vicino passato e presenta insieme interrelazioni con le vite di ognuno e con la realtà sociale condivisa. Offre dunque opportunità di pensiero sul fronte sociale ma anche sul piano più intimo dell’affinamento spirituale, rivelando quale occasione creativa e generativa possa rappresentare ancora nel nostro tempo l’incontro con Giuseppe Dossetti.
I contributi ascoltati, centrati il primo sull’apporto di Dossetti all’Assemblea Costituente, i secondi sulla dimensione monastica del lavoro come impostato nella Piccola Regola, rimandano ad anni (1946/1955) ma soprattutto a fasi diverse della sua vita, offrendo a un primo sguardo idee e prospettive non componibili in un quadro interpretativo comune.
La dimensione del dono eucaristico ricevuto, elemento fontale della vita cristiana, acquista nella Piccola Regola una specifica centralità, qui rievocata dalle testimonianze convergenti dei membri della Piccola Famiglia (fr. Luca Daolio, sr. Maria Ignazia Danieli, Carla Barbari) e restituita dalla rievocazione dell’episodio eloquente narrato da don Giovanni Nicolini: Dossetti, parlando con alcuni sopravvissuti ai campi di sterminio, dichiara la celebrazione eucaristica una ricchezza irrinunciabile, anche nell’impossibilità di un rito liturgicamente compiuto nei frangenti estremi di Auschwitz.
Colpisce, nella Piccola Regola, la indicazione totalizzante dell’Eucaristia per la vita di chi vi si conforma - l’Eucaristia (paragrafo 2) «è tutto: tutta la creazione, tutto l’uomo, tutta la storia, tutta la grazia e la redenzione» - e la sua dimensione di dono «preveniente» e «operante» da «contemplare» e da «accogliere».
In questo quadro si inserisce la realtà del lavoro: per dirlo con le parole di fr. Luca, il lavoro «si colloca nella accoglienza di un dono che Dio fa a noi della sua vita divina mediante il suo sacrificio […] che per la sua potenza crea la possibilità di vivere una vita nuova»[1].
La vita nuova nasce dal dono accolto del mistero eucaristico. Nell’accoglienza di quel dono il lavoro potrà divenire, come raccomanda la regola al paragrafo 10, «prolungamento dell’Eucarestia e della Liturgia delle ore», «offerta», «donazione di sé nella vita quotidiana» e ancora, come ha testimoniato Carla facendo memoria di un’espressione di Dossetti, «annuncio abituale del Vangelo».
Tutta l’esperienza e in particolare il lavoro - si accende di una luce eucaristica, e la vita acquista il carattere di liturgia intessuta di bellezza e di senso, una liturgia «curata e profonda» per dirlo con le parole di don Nicolini.
Anche gli elementi disciplinari presenti nella Piccola Regola e nelle parenesi dossettiane alla sua famiglia acquistano un sapore eucaristico e liturgico: la condivisone delle trentacinque ore tante quante quelle di un lavoratore dipendente -, l’insistenza per un lavoro «ben fatto», l’attenzione e la severa determinazione richieste. Non prescrizioni etiche astratte ed esterne, invece il richiamo a una condivisione la vita lavorativa di lavoratori subordinati che «accomuna ai minimi e ai poveri di Gesù» (paragrafo 13) - da vivere nella chiave irriducibile sacrificale, salvifica e ricostruttiva - della morte e resurrezione di Cristo.
Un versante spirituale denso di impegno e ricco di promesse per tutti e per ognuno, in cui il lavoro - qualsiasi lavoro o studio riconducibile a una dimensione di condivisione con i poveri acquista, può acquistare, un proprio senso e una propria immediata e superiore finalità: la costruzione di una vita interiore che di per sé diventa elemento di trasformazione personale e dunque storica.
Il lavoro in questa visione contribuisce a costruire quella Chiesa «ostensiva» a cui più volte Dossetti si è richiamato negli ultimi anni della sua vita. Penso a quanto scriveva nel 1987 in occasione della sua riflessione Per la vita della città: «[…] o prima o poi la nostra fede nell’eucaristia finirebbe col risplendere come un grande ostensorio agli occhi di tutti gli uomini di buona volontà e, quindi, col fare sentire il suo influsso vivificante, proprio perché silenziosissimo e pieno di mitezza e di rispetto, sulla città dell’uomo»[2].
Paradossalmente più problematica rispetto a una possibile intersezione con il presente appare la riflessione dossettiana sul lavoro svolta nell’ambito delle speranze del dopoguerra post-fascista. Soprattutto appaiono sideralmente distanti i contesti sociali nei differenti tempi della storia, e le prospettive culturali e politiche all’interno delle quali si inscrive la realtà del lavoro.
Dal lavoro interpretato come elemento fondante della personalità umana, diritto ineludibile sul quale intessere il nuovo progetto politico che prendeva forma nel dibattito costituzionale di cui Dossetti fu protagonista restituito in questo contesto dall’intervento per prof. Mario Dogliani -; al lavoro vissuto come attività erosa di ogni senso «nobile», pura necessità di sussistenza, per molti concretamente dequalificato e frustrante, comunque ineluttabilmente precarizzato nella «mercatizzazione globale» dell’economia mondiale rievocata nell’intervento efficace ma per molti versi disperante di Romano Prodi.
La destrutturazione del lavoro sembra andare di pari passo con la deposizione del primato della politica, che vive una lunga stagione di impotenza, privata di ogni possibilità progettuale nel linguaggio di Dossetti di ogni positivo «finalismo» - dalle forze prevalenti e prevaricanti dell’economia e della finanza.
Tutte aperte davanti a noi si parano le molteplici domande implicate nella complessità del lavoro - senso, qualità, possibilità di accesso e sembrerebbe quasi di non poter pronunciare parole comuni a quelle proferite dagli estensori della nostra Costituzione.
A partire da quella carta fondamentale che Dossetti difese strenuamente negli ultimi anni della sua vita - si può testimoniare una doverosa resistenza, resistenza alla morte del lavoro, resistenza alla morte della politica e ai molti processi distruttivi della società civile innescati in questi anni e alacremente in atto.
In realtà lo sguardo di Dossetti nei discorsi svolti nel suo tempo «orante» non indulgeva ad alcun ottimismo in merito a un intervento nella politica ma non ne escludeva la possibilità. Di fronte ai «profondi mutamenti», all’«esaurimento delle culture» e alle «sorprese ancora più grosse e più globali e dei rimescolii più totali» che attendevano l’umanità[3], raccomandava l’uso di un’analisi rigorosa e puntuale dei processi storici in atto - «immergersi nella storia, conoscerla profondamente» - per poter pensare di realizzare progetti che rivelassero qualche speranza di efficacia.
Così sembra sul fronte del lavoro: l’esito di una scommessa su un investimento politico mantiene oggi, a mio avviso, un margine ampio di imponderabilità, ma la lezione del rigore nell’analisi, quella necessità di approfondimento «lucido e implacabile» che ha segnato l’intera esistenza di Dossetti si presenta ancora strada maestra per intravedere vie di uscita alla crisi presente. O anche vie di fuga, se necessario penso alle giovani menti costrette a lasciare l’Italia -, o di invenzione di nuove opportunità, o di riposizionamento rispetto ai limiti e alle deprivazioni imposte dal lavoro presente (penso alla reinterpretazione del lavoro come parte e non “tutto” dell’umano di cui parla nei suoi studi Francesco Totaro[4], prospettiva preziosa che aiuta a recuperare dignità all’uomo anche oltre la qualità e quantità del lavoro svolto).
Nel tempo drammatico della crisi del lavoro si può raccogliere da Dossetti una duplice lezione: di resistenza e di realismo. Resistenza alle derive presenti ma anche sguardo avvertito e inflessibile sulla realtà per individuare risposte di qualche validità.
Il tempo della politica e il tempo della vita «orante» come emersi in questo nostro incontro -restituiscono a mio avviso due chiavi di lettura diverse del lavoro in rapporto alla dimensione umana.
Nel primo tempo, in cui Dossetti spera, come affermava egli stesso, di «poter fare qualcosa» per la nuova costruzione in atto, il lavoro appare elemento capace di plasmare la società, di poterla trasformare in senso umano, al fine di conseguire il «bene umanamente pieno di tutti i singoli componenti»[5].
Nel secondo, in cui ha verificato l’impossibilità dell’azione che egli riteneva necessaria sul piano storico e politico, il lavoro costituisce un elemento essenziale di una vita che intende mostrare al mondo e perfino alla Chiesa, tentata da un attivismo di stampo «semipelagiano», la Grazia, dono del Mistero eucaristico, che sola plasma le vite e le comunità.
In entrambi i momenti, stelle polari restano il senso intatto dell’alterità del Regno di Dio e del primato dell’Eucarestia, la scelta dei minimi - «perché sono i preferiti da Gesù» e «perché sono le vittime di una enorme ingiustizia» -[6], la vigilanza sulla storia perché, come afferma ancora in un’ultima conversazione del 1996, «Bisogna immergersi nella storia, conoscerla profondamente. Non potete fare a meno di conoscerla, di studiarla […]. Perché il mondo c’è; il mondo non è certo il regno di Dio, non è neanche il regno di Dio in mysterio come la Chiesa, è però una componente essenziale dell’opera del Creatore e del Redentore»[7].
Il «circuito delle due Parole» - Parola di Dio e Parola umana , che ha assunto nella sua esperienza profili differenti nell’unità dello sguardo, non ha ancora esaurito la sua forza «operante».
[1] Relazione svolta da fr. Luca Daolio al convegno Il lavoro, elemento fondamentale del vivere comune. Seminario di studio sul pensiero di Giuseppe Dossetti, Montesole, 15-16 ottobre 2011.
[2]G. Dossetti, La parola e il silenzio. Discorsi e scritti 1986-1995, a cura della Piccola Famiglia dell’Annunziata, Milano, Paoline 2005, p. 218.
[3] G. Dossetti, Scritti politici, a cura di G. Trotta, Marietti, Genova 1995, p. LIX.
[4] Cfr. F. Totaro, Non di solo lavoro. Ontologia della persona ed etica del lavoro al passaggio di civiltà, Vita e Pensiero, Milano 1998.
[5] G. Dossetti, Funzioni e ordinamento dello Stato moderno, in Id. Scritti politici, cit., p. 346.
[6] G. Dossetti, La Piccola Famiglia dell’Annunziata. Le origini e i testi fondativi 1953-1986, a cura della Piccola Famiglia dell’Annunziata, Milano, Paoline 2004, p. 68.
[7] G. Dossetti, La parola di Dio seme di vita e di fede incorruttibile, a cura della Piccola Famiglia dell’Annunziata, Edizioni Dehoniane, Bologna 2002, pp. 219-220.
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