INNAMORATO DI CRISTO E DELLA GENTE

A cinquanta anni dalla morte questa voce levatasi dal «fondo di un presbiterio di campagna», come scriveva di sé, si rivela più ricca e vitale che mai.
Fino a poco tempo fa Mazzolari veniva spesso presentato come un “precursore” del Concilio, un “profeta” che incarnava  istanze poi compiute e in un certo senso anche superate nella Chiesa conciliare: le sue generose aperture ai «lontani» dalla fede, il primato dei poveri da lui proclamato in una ottica evangelica, il ruolo e la dignità dei laici, l’imperativo della pace sembravano acquisizioni indiscusse e indiscutibili nel cammino ecclesiale che l’assise conciliare aveva avviato.
Egli, insieme ad altre significative figure della sua epoca, poteva apparire un personaggio da collocare storicamente, da consegnare a un tempo concluso e da approfondire essenzialmente sul versante storiografico.
Il momento che stiamo vivendo, con le inquietudini culturali e le tentazioni neoclericali che lo contrassegnano, soprattutto in ambito ecclesiale, permettono di evidenziare una nuova attualità del parroco di Bozzolo che, pur fortemente radicato nella Chiesa e nella cultura dei suoi anni, esprime intenti e ispirazioni che appaiono ancora oggi dense di significato se non salutarmente provocatorie.La biografia di questo «prete rurale», quotidianamente dedito con fedeltà al suo ministero presbiterale, ha intercettato molte delle problematiche religiose e delle tragedie politiche del primo Novecento.

Vissuto dal 1890 al 1959, Mazzolari riceve una intensa formazione seminariale nell’età del “modernismo” e presta profonda attenzione ai tentativi di apertura della cultura cattolica e ai suoi protagonisti, in particolare Geremia Bonomelli, Antonio Fogazzaro, Romolo Murri; dopo la formazione sceglie l’esperienza parrocchiale mostrando, nel corso del suo mandato a Cicognara e poi a Bozzolo, grande vicinanza alle sofferenze del suo popolo e singolare capacità innovativa nella pastorale; tenacemente avverso al fascismo, criticherà aspramente la firma del Concordato, in cui legge un asservimento della Chiesa al regime e la colpa di rivendicare una libertà solo per sé, mentre c’è «un diritto comune, una libertà comune da rivendicare», come scrive nel suo diario. Partecipa alla Resistenza, rischiando più volte l’incarcerazione e la morte, e si spende strenuamente negli anni della ricostruzione, nella speranza che i laici cristiani impegnati in politica sappiano realizzare una «rivoluzione cristiana», costruendo una società evangelicamente ispirata. Valorizzando le comuni istanze di giustizia e pur non tacendo l’irriducibile opposizione tra materialismo marxista e dottrina cristiana, fin dagli anni Trenta delinea la necessità di un dialogo con i comunisti che tiene vivo anche di fronte alla scomunica comminata loro dalla Chiesa (1949): di fatto fu tra i primi che formulò quella distinzione tra errore ed errante che venne poi fatta propria dal magistero cattolico a partire dall’enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII.

Negli anni Cinquanta - gli anni del pericolo atomico e del rischio di un nuovo conflitto mondiale - maturerà un radi­cale pacifismo, aderendo a tutte le iniziative, anche a quelle promosse nel mondo comunista, che sembrasserno porre le basi per un dialogo tra le contrapposte potenze. II frutto più maturo di quella riflessione sarà il testo Tu non uccidere, in cui Mazzolari denuncia l’assoluta impraticabilità del principio tradizionale della «guerra giusta» e prospetta l’opzione della non violenza di ispirazione gandhiana che, lungi dal favorire qualsiasi tentazione di acquiescenza, rafforza la vocazione di resistenza al male del cristiano, disposto a sostituire «alla resistenza della forza la re­sistenza dello spirito», fino al sacrifìcio personale della vita.

Prima attraverso i suoi libri – La più bella avventura, Impegno con Cristo, Rivoluzione cristiana, per ricordare solo alcuni dei suoi numerosi titoli - poi con il quindicinale «Adesso», il foglio di intervento ecclesiale, sociale e politico che uscì negli ultimi dieci anni della sua vita, dal 1949 al 1959, Mazzolari leva la sua voce che si tenterà ripetutamente di tacitare. Per undici volte, anche post mortem, la censura ecclesiastica si occuperà di lui con richiami disciplinari o condanne che, pur non investendo questioni di fede, non saranno meno dolorose e limitanti per la missione del coraggioso prete lombardo.Si condanneranno la sua attitudine al dialogo ecumenico in anni di acerrima lotta al protestantesimo, le sue aperture ai comunisti motivate da comuni aspirazioni alla giustizia sociale e alla pace, il suo esercizio di critica nei confronti di istituzioni e metodi ecclesiatici che non gli apparivano conformi alla parola del Vangelo.

Si condanneranno proprio quelle convinzioni e istanze che oggi, a cinquanta anni dalla sua morte, si mostrano più vitali e improrogabili: l’estraneità del cristianesimo a ogni logica di potere e di dominio, sia pure finalizzato alla imposizione di una verità  che si giudichi “superiore”; la ricerca di convergenze che renda le società vivibili anche per i più poveri e che faccia della pace una prospettiva realizzabile; uno stile cristiano capace di coniugare fedeltà al Vangelo e dignità della coscienza, anche quando esprima opzioni dissonanti rispetto al monolitismo religioso o politico dominante; una fede intensamente vissuta ma non risolta una volta per tutte in un possesso geloso e autosufficiente, da sbandierare come un vessillo «contro» l’ altro, il diverso per religione e cultura. Di fronte a risorgenti clericalismi, alla tentazione di spendere l’identità cristiana come arrogante affermazione della propria verità, il cristiano Mazzolari ci ricorda che siamo compagni di cammino di tutti gli uomini e le donne del mondo, che non è l’accordo con i poteri o la pretesa imposizione dei principi cristiani per legge dello Stato ad avvicinare i “lontani”.
«Cristo entra e si mette a tavola con loro. […] Nel Cenacolo di Gerusalemme, come nella taverna di Emmaus, Cristo si fa l’eguale. La comunione comincia con una dichiarazione di uguaglianza» (Tempo di credere, 1941). Parole che fondano uno stile di comunione nella proposta di fede e nella ricerca delle convergenze etiche necessarie per il convivere sociale e civile; parole che possono forse originare ancora quell’«innamoramento» per Cristo e il suo Vangelo che Mazzolari sperimentò ed espresse nel suo ministero presbiterale.




Mariangela Maraviglia

                                                                                                  

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