PERCORSI DI TEOLOGIA POST CONCILIARE
La riflessione sulla Chiesa di Giordano Frosini
E’ stata già rievocata in questi giorni l’audacia di Giordano Frosini nell’affrontare il tema della Chiesa, il suo coraggio critico nella presentazione di una ecclesiologia rinnovata e coerente con i ‘segni dei tempi’.
In realtà, come sa chi lo conosce, lo ascolta e lo legge, il suo coraggio, la sua carica innovativa e talvolta volutamente provocatoria si inscrive tutta, o in gran parte, nella stagione conciliare e nella creatività che quella stagione ha innescato nella vita della Chiesa.
Per Frosini si può parlare davvero di Concilio «primavera della Chiesa», espressione molto utilizzata anche da lui, titolo di un volume edito da Paoline nel 2005, La primavera della chiesa. A 40 anni dal Concilio, di cui è coautore il nostro illustre interlocutore di stasera, il teologo Severino Dianich. I molti libri di Dianich, ecclesiologo di fama internazionale, sul cui valore e prestigio non è mio compito addentrarmi stasera, sono nutrimento essenziale e riconosciuto della teologia e in special modo della ecclesiologia di Frosini.
Non so se Frosini amerebbe essere considerato un «convertito dal Concilio», come hanno dichiarato di sé alcuni partecipanti all’evento conciliare: forse no, perché già in precedenza, nella sua stagione giovanile, è stato attento ascoltatore della lezione di tante figure, evocate anche in queste giornate di studio, che nel Concilio hanno visto realizzate le loro ansie e le loro attese ecclesiali: Primo Mazzolari, Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, Jacques Maritain, Emanuel Mounier. Nomi indicativi dell’operosità di generazioni di cristiani del Novecento che hanno contribuito a elaborare e preparare quell’evento innovatore che poi il Concilio è stato.
Anch’ io ho conosciuto Frosini negli anni seguenti a quella grande stagione, anni tumultuosi, creativi, poi per molti versi drammatici per la società italiana e anche per la Chiesa, anni di primato e di assolutezza della politica, allora da molti praticata, anni in cui si poteva affermare riduttivamente che Il cristianesimo è un umanesimo (allora, per riprendere la metafora del prof. Campanini, il pendolo oscillava tutto in direzione dell’impegno nella storia, oggi da troppo tempo oscilla in direzione opposta e si è persa ogni passione per la politica).
In quegli anni Frosini, sorprenderà forse qualcuno questa mia testimonianza, ha rappresentato per me il volto di una Chiesa, di una fede che non si accontentava della politica, ma che si interrogava su se stessa, che era capace di sguardo autocritico ma anche di orizzonti e di prospettive entusiasmanti: una Chiesa pensante e appassionata della storia e insieme appassionata di un’indagine teologica che nutrisse l’interiorità.
Dunque, in Frosini, il primato del Concilio e del suo sguardo rinnovato.
Questo vale anche e ancora di più per la sua ecclesiologia: sintesi colta e informatissima che si interseca per la sua stessa natura con molti dei temi in questa sede toccati. Possiamo affermare che il suo affresco sulla Chiesa è costruito tutto nell’ottica della dimensione escatologica (l’autore stesso sottolinea come «la tensione escatologica è un tratto tipico dell’ecclesiologia conciliare»). Possiamo anche aggiungere che la Chiesa è tema centrale della sua riflessione perché esperienza fondamentale, cruciale della esistenza di ogni cristiano, certamente della esistenza del cristiano Frosini: anche l’ultimo suo libro, Un nuovo volto di Dio? (EDB 2008), si conclude con un capitolo dedicato alla Chiesa.
E’ impossibile per me, come per chi mi ha preceduto, riproporre qui i contenuti di testi ricchissimi di storia e di riflessione: il riferimento d’obbligo è il volume Una Chiesa possibile (EDB 1995) ma una sintesi stringata ed efficace è contenuta anche in Teologia oggi (EDB 1996).
Provo a raccogliere intorno a tre tratti fondamentali l’immagine che l’autore offre della Chiesa alla luce del Concilio, in particolare della costituzione a questo proposito fondamentale, Lumen Gentium: Chiesa «mistero», «comunione», «missione».
Frosini accantona l’eredità tridentina di stampo bellarminiano della societas perfecta, e, utilizzando il consueto, già rievocato circolo ermeneutico - che prevede l’attento ascolto del tempo presente, la ricca ricognizione delle fonti bibliche e patristiche, infine la presentazione di una ricostruzione sistematica-, offre un’immagine rinnovata e appassionata della Chiesa.
Chiesa «mistero»
La Chiesa è mistero nel senso paolino di «piano di salvezza di Dio», Chiesa dunque come elemento essenziale di quel piano che Dio porta a compimento attraverso la storia, che proprio per questo è da concepirsi come storia della salvezza.
Mistero anche come rimando al Mistero nelle sue radici più profonde e primordiali: la Trinità, che è insieme l’origine, il modello e il fine ultimo della Chiesa.
Se è mistero, sottolinea Frosini, la Chiesa non potrà mai essere completamente compresa, tanto meno circoscritta e definita: «Più che alla chiarezza solare dei concetti bisognerà rifarsi alla tenuità lunare delle immagini e dei simboli. L’uso delle immagini non è solo un atto di fedeltà al passato ma anche un’implicita affermazione di fede nella mistericità della Chiesa. Il linguaggio simbolico è il linguaggio tipico del mistero» (Teologia Oggi, p. 150).
Tra le tante immagini amate dal concilio e dal postconcilio, «popolo di Dio», «corpo di Cristo», «tempio dello Spirito Santo», per ricordare solo le fondamentali, mi piace sottolinearne in questa sede una particolarmente suggestiva riproposta da Frosini anche nella sua ultima fatica, quella patristica della luna: Chiesa come «Misteryum lunae», capace di trasmettere, «la vera natura della Chiesa, le sue pause, i suoi nascondimenti, le sue morti apparenti» (Un nuovo volto di Dio? p. 339), il suo non brillare di luce propria ma essere immagine di Cristo, che lontana da Cristo perde se stessa e ricade inesorabilmente nel buio.
Mi appare, questa, un’immagine particolarmente eloquente nella ecclesiologia di Frosini perché unisce quell’amore per l’ espressione poetica, quel «lirismo teologico» riconosciuto dal professor Tangorra alla scrittura dell’autore, alla capacità di uno sguardo aperto della Chiesa su se stessa e sulle proprie perduranti opacità, sul suo essere «semper reformanda», che è carattere essenziale della teologia frosiniana.
Chiesa «comunione»
Frosini evoca l’immagine di Chiesa comunione riproponendo la koinonìa che emerge nei ritratti entusiastici delle prime comunità cristiane consegnatici nel Nuovo Testamento.
La chiesa è fondamentalmente una comunità di uguali e di fratelli, un popolo unico e unito prima di essere suddiviso in diversi ordini o stati (il Vaticano II emblematicamente colloca la trattazione del popolo di Dio dinanzi a qualsiasi trattazione specifica).
In quest’ottica acquistano speciale rilievo il sacerdozio comune dei fedeli come sacerdozio essenziale e principale, fondamento della stessa dignità cristiana, la collegialità dell’ordine dei vescovi, gli organismi di partecipazione (sinodo dei vescovi, consiglio presbiterale e pastorale). Temi particolarmente cari a Frosini, che utilizza la coraggiosa testimonianza dell’ultimo Bernard Häring per caldeggiare e promuovere il valore di un governo della Chiesa più condiviso. Scrive l’anziano teologo nel testo Perché non pensare diversamente (Queriniana, 1993): «Un ecumenismo autentico e genuino [implica …] un ritorno decisivo alla struttura collegiale e sinodale dei primi secoli; una chiara rinuncia del Vaticano alla nomina dei vescovi di tutto il mondo; […] una rinuncia radicale a una specie di monarchia ereditaria papale, cioè la rinuncia del papa a nominare personalmente tutti gli elettori del suo successore […] la rinuncia radicale del papa a tutti i titoli non evangelici» (Una Chiesa possibile, p. 71).
Parole forti a cui rimandano le più caute ma non meno significative confessioni di Giovanni Paolo I di voler «allargare e potenziare la collegialità a tutti i vescovi della Chiesa», anche i più poveri e sconosciuti e di poter fare «del sinodo un vero strumento di governo della Chiesa universale» (Una Chiesa possibile, p. 73).
Quanto questo tema della conduzione, oggi potremmo dire della governance della Chiesa, stia a cuore a Frosini lo prova il fatto che il problema della democrazia nella Chiesa, affrontato pochi anni fa anche in uno stimolante dibattito con il professor Dianich al centro culturale Maritain, è ripreso nell’ultimo suo libro dove, con il teologo spagnolo Torres Queiruga, rilancia e caldeggia l’idea di Chiesa «super democrazia», intendendo il termine non in senso proprio ma in senso analogico, cioè appunto capace di promuovere i valori della partecipazione, della corresponsabilità, della fraternità.
Chiesa «missione»
La comunione è la condizione indispensabile per la missione.
Nel tempo della post-cristianità, presa coscienza della fine della societas christiana consapevolezza oggi non scontata nell’attuale panorama ecclesiale -, Frosini, attingendo al nutrito volume di Dianich, Chiesa in missione. Per un’ecclesiologia dinamica (Paoline 1985), sottolinea la nuova consapevolezza che la Chiesa è tutta missionaria, che la missionarietà fa parte della sua essenza, costituisce la sua stessa ragion d’essere.
La Chiesa non esiste per se stessa, «la Chiesa è per il mondo», esiste per evangelizzare, ma l’evangelizzazione, l’annuncio della morte e resurrezione di Cristo è strettamente connessa, «coestensiva» alla missione: è la parte prioritaria di un processo che comprende un servizio all’uomo nella sua totalità, un impegno che si dispiega nella lotta a qualsiasi forma di schiavitù, spirituale- interiore e sociale-storica.
La Chiesa è per Frosini depositaria di una «memoria pericolosa e liberatrice-redentiva dell’umanità […] coscienza critica dell’umanità durante tutto il suo percorso storico, capace di atteggiamento critico grazie al suo cammino escatologico» (Una Chiesa possibile, p. 199).
E ancora: «Dio vuole cambiare profondamente la storia umana minacciata dalla tentazione dell’egoismo e della dispersione. La Chiesa è il luogo concreto di questa ricreazione» (Una Chiesa possibile, p. 152). Dunque la Chiesa fa anche politica, nei modi che le sono propri e nella diversità di competenze tra gerarchia e laicato, come emerge particolarmente da un altro testo dell’autore, La politica, la Chiesa, il cristiano, Portalupi editore, 2003.
Quanto questo impegno di evangelizzazione, promozione umana e di liberazione implichi processi di inculturazione, di incarnazione della fede nelle diverse culture è ulteriore urgenza segnalata da Frosini e oggi forse come non mai impellente.
Comunità alternativa
Questi brevi tratti, raffrontati con quanto già ricordato in queste nostre giornate di riflessione, permettono di cogliere l’assoluta complementarità, unitarietà dell’affresco che Frosini dipinge della vita cristiana, in cui si compongono indissolubilmente il cammino ecumenico, la teologia delle realtà terresti, il ruolo della Chiesa dei laici con impegno specifico nella storia, l’idea di Chiesa peregrinante, comunità in cammino verso l’eschaton finale.
Tutti i grandi temi della vita della Chiesa e del cristiano sono affrontati dalla teologia dell’autore ( o quasi tutti, per esempio per rimanere nell’ambito ecclesiologico si potrebbe desiderare una maggior tematizzazione sul ruolo della donna, ma è un richiamo «di genere» per me obbligato che non infirma l’indubbia vastità del quadro composto).
Si potrebbe parlare per Frosini di ecclesiologia ‘militante’, se questo aggettivo non richiamasse immagini di Chiesa superate dal Concilio e pratiche politiche lontane dalla storia attuale.
Nel suo discorso sempre appassionato e informatissimo l’autore accoglie e rimette in circolo voci autorevoli e coraggiose - penso ai citatissimi Chenu, Congar, von Balthasar, De Lubac, penso a padre Häring prima ricordato -, ne sposa spesso le tesi più audaci impegnandosi a comporle in un quadro nuovo e convincente per i suoi lettori, sempre animato da una inesausta fiducia per il circolo virtuoso che dialogo e confronto possono originare nella vita della Chiesa.
Pur non evitando, anzi promuovendo un dibattito forte, aperto, che talvolta provoca opposizione, pur non rifuggendo il contraddittorio anche vivace, il suo fine è sempre quello di convincere l’interlocutore della ragionevolezza e della fondatezza delle sue posizioni, nell’intento di costruire una Chiesa e una vita nella Chiesa diversa, più evangelica e fraterna. «Comunità alternativa», come ama sempre di più dire negli ultimi anni, ‘altra’ rispetto alle logiche del mondo, «città sul monte», «sale della terra», «lanterna sul lucerniere», come scrive riprendendo le parole dell’altro grande testimone della Chiesa del Concilio che è Carlo Maria Martini (Un nuovo volto di Dio? p. 341).
Amare la Chiesa
Uno dei libri più recenti che ho letto e molto volentieri recensito si intitola Amare la Chiesa (Qiqajon 2008), un piccolo testo di uno straordinario e sconosciuto testimone, discepolo di Mazzolari, don Michele Do, con cui credo si dovranno fare i conti ripensando alla storia del Novecento religioso.
Amare la Chiesa: un titolo che potremmo applicare a Frosini, ma anche un contenuto che colpisce perché, nella diversità delle culture e delle impostazioni, narra il medesimo desiderio di una Chiesa «vista nell’evangelo, nelle attese del cuore umano, nella fatica degli umili, nel cuore di tutte le cose». Una Chiesa non dualisticamente contrapposta al mondo perché tutta l’umanità vive nello Spirito un cammino ascensionale verso la pienezza del Regno.
Parole ed espressioni che convergono ampiamente con il magistero frosiniano, che delineano l’emergere di esigenze da più parti avvertite, animatrici di cammini ecclesiali già presenti e in atto nella Chiesa contemporanea ma che vorremmo avessero orecchie più attente, risonanze più vaste.
Personalmente non so se è questa la via per una «riforma radicale» che Frosini caldeggia dinanzi alla «crisi crescente che attanaglia le Chiese», ma sono intimamente convinta che, se le tensioni e le attese di Frosini e di Michele Do fossero maggiormente condivise, anche la voce della Chiesa avrebbe un ascolto più ampio, forse meno istituzionale ma più interiorizzato nelle coscienze spesso confuse e disperse delle donne e degli uomini di oggi.
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