CHARLES DE FOUCAULD. UNA VITA SECONDO IL VANGELO

L’esperienza di Charles de Foucauld come risorsa ancora inesplorata per l’evangelizzazione contemporanea: questo concetto emerge dalla lettura di due preziosi libri pubblicati recentemente dalle edizioni Qiqajon della comunità di Bose sull’esperienza del francese: A. Chatelard, Charles de Foucauld verso Tamanrasset; AA. VV., Charles de Foucauld l’eloquenza di una vita secondo il Vangelo.
Figura estrema e che non cessa di affascinare, testimone di un cristianesimo esemplato su un radicale ascolto della parola evangelica, De Foucauld - nato a Strasburgo nel 1858, prima militare e poi fortunato esploratore del Marocco – si converte al cristianesimo nel 1886: una data che segna l’ inizio di una serie di peregrinazioni spirituali che lo vedranno trappista in Siria, eremita a Nazaret e successivamente – ordinato sacerdote – in Algeria, in un primo momento a Beni Abbès, infine più a Sud, a Tamanrasset, sui rilievi dell’Hoggar.
Muore nel 1916 nella solitudine e nell’apparente fallimento della sua missione evangelizzatrice tra i tuareg.
Solo dopo diciassette anni di quasi totale oblio nasceranno gruppi religiosi ispirati alla sua esperienza: nel 1933 i Piccoli Fratelli di Gesù con il padre Renè Voillaume; poco dopo le Piccole Sorelle di Gesù con sorella Magdeleine.
Oggi vi sono ben undici congregazioni religiose e sette associazioni di vita spirituale che si richiamano a Charles de Foucauld, segno di un magistero perdurante e fecondo.
La vocazione inquieta e peregrinante del francese viene ricostruita puntualmente nel testo di Chatelard, piccolo fratello di Gesù residente a Tamanrasset dal 1954, uno dei “custodi” privilegiati di quella splendida testimonianza. Lo scrittore affronta con un “nuovo sguardo storico” la biografia di de Foucauld, rinunciando a “trovare in lui l’unità perfetta di movimento” (p. 71) e seguendo passo passo il cammino non lineare lungo il quale si è evoluta e precisata la sua vocazione, dall’eremitismo e dalla solitudine con Dio alla missione verso i più lontani, “là dove gli altri non potevano arrivare”, senza tacere il senso di “fallimento della sua opera e perfino della sua stessa vita” che lo assale negli ultimi anni (p. 251).
Il tratto proprio della vocazione foucauldiana è senz’altro il desiderio di condividere l’esperienza di Nazaret, anch’esso evolutosi nel tempo alla ricerca di una sempre più radicale fedeltà.
Scrive de Foucauld nel 1905 dopo un lungo travaglio interiore: “Niente abito – come Gesù a Nazaret -; niente clausura – come Gesù a Nazaret -; nessuna abitazione lontana da ogni luogo abitato, ma presso un villaggio – come Gesù a Nazaret -; non meno di otto ore di lavoro al giorno (manuale o d’altro genere, ma per quanto possibile manuale) – come Gesù a Nazaret; né grandi terreni, né grandi abitazioni, né grandi spese, e neppure elemosine distribuite a piene mani, ma estrema povertà in tutto – come Gesù a Nazaret. In una sola parola: Gesù a Nazaret [...] ” (p.222).
Su quanto l’imitazione/sequela di Nazaret significhi cogliere il centro della vita di Gesù, non semplicemente la sua prefazione, su come tale esperienza individui “la missione redentrice in atto, non la sua mera condizione storica”, insiste Pierangelo Sequeri nel contributo Ripartire da Nazaret? Appunti su Charles de Foucauld e la nuova evangelizzazione apparso in La rivista del clero italiano (9, 1996) e ripubblicato in Charles de Foucauld l’eloquenza di una vita secondo il Vangelo (pp. 149-174).
Proprio da Nazaret, figura evidente della comunione di Dio con l’umanità dell’uomo, secondo il teologo lombardo, può avvenire un “nuovo inizio” per la chiesa occidentale “in debito sulla profondità del mistero di Nazaret” (p.92). Bisognosa di un “benefico scompiglio”, la chiesa apprende da de Foucauld “la possibilità di appassionarsi alla forma evangelica della memoria del Figlio” e l’esigenza di un rinnovato contatto con la condizione umana più comune del lavoro e della vita (pp. 93-94). “La semplicità di un orientamento teologale intenso e radicale dell’esistenza cristiana, che realizzi su larga scala ecclesiale l’emancipazione dell’evangelizzazione dall’ansia apologetica della legittimazione e dell’autopromozione ecclesiastica, potrebbe oggi rappresentare una vera forza dello Spirito [...]. La nuova evangelizzazione che alla chiesa è chiesto di affrontare comporta in effetti anche il coraggio e l’umiltà necessari per realizzare una nuova semplicità del contatto umano con Dio, capace di neutralizzare l’ ecclesiocentrismo devoto che fissa e polarizza a tutt’oggi gli standard della pastorale religiosa e della missione cristiana” (p. 167).
L’“inutile” vita di Nazaret, con l’‘unicum necessarim’ di “stare con il Signore” sperimentata da Charles de Foucauld, permette di riscoprire una “fede testimoniale” capace di offrire nuove risorse all’edificazione della chiesa. La fine del ‘regime di cristianità’ rende urgente questo inedito approccio. Da non consegnare solo a sparute realtà splendide ma marginali ma da porre al centro di una evangelizzazione di nuovo capace di appassionare e far vivere.




Mariangela Maraviglia

                                                                                                  

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