Omelia del Vescovo per l'ordinazione di don Simone e don Juvénal
14 SETTEMBRE 2007

S.E. MANSUETO BIANCHI
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Simone e Giovenale, fratelli miei guardatela come è bella la nostra Chiesa stasera!
Guardatela questa Chiesa di Pistoia che ha indossato per voi il vestito della sposa, si è ammantata di canto e di giovinezza, ed a motivo vostro, di questa vostra luminosa sera, danza di gioia davanti al Signore. E l’ abbiamo inteso tutti il motivo della canzone, le parole del canto: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. Il motivo del canto è l’ amore: è l’ amore sorgivo che erompendo dal seno della Trinità, attraverso la fonte del cuore trafitto di Cristo, dilaga nel mondo e fa sorgere quell’evento faticoso e stupendo che è la Chiesa, la casa del “noi”. Poiché questa è la Chiesa: il luogo in cui la vita si intreccia con la persona di Gesù e sorge il “noi” dell’ essere figli, il luogo in cui la vita si intreccia con la persona degli altri e sorge il “noi” dell’ essere fratelli. La Chiesa è quando cessa il silenzio desolato dell’ io, la Chiesa è quando tu dici “Dio mio”, è quando tu dici “fratello mio”. In questa casa del “noi” voi oggi diventate preti, Giovenale e Simone, per questa casa del “noi” voi accettate che le vostre vite vengano “innalzate nel deserto”. Non ci si fa preti per paura del mondo, non ci si fa preti per aridità di cuore, non ci si fa preti perché siamo “storti” dentro. Non ci si fa preti per rattoppare gli strappi e contenere le perdite nel sacco della vita. - Ci si fa preti guardando in faccia la giovinezza, la sete incontenibile di vita, sentendo che il Signore è l’ ebbrezza, la sazietà, l’ esplosione gioiosa e sensata del vivere. - Ci si fa preti guardando in faccia l’ amore, la bellezza dell’ essere coppia, sentendo che il Signore è lo sposo, Lui è la gioia traboccante dell’ abbraccio, è la risposta che appaga senza misura ogni attesa. - Ci si fa preti guardando in faccia la fecondità, quella terrena immortalità che sono i figli e che accendono di significato e di scopo la trafila dei giorni, sentendo che c’è una fecondità più grande e più alta nel generare Cristo dentro la vita delle persone, e nell’ accompagnare i tracciati di ciascuno fino all’ approdo dell’ “Abbà”. Ecco perché vi dicevo che il motivo del canto è l’ amore, secondo l’espressione di Agostino “amantis est cantare”: chi ama canta ! Ed ecco perché vi indicavo le parole della nostra canzone “ Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio ” secondo l’espressione stupita ed assorta dell’ evangelista Giovanni. Ma ancora una cosa devo aggiungere, Simone e Giovenale, in questa sera del vostro sacerdozio il nostro canto di Chiesa, il vostro canto di preti nella Chiesa, non sarà quello limpido degli Angeli, sarà il canto tormentato ed affannato dei pellegrini. Non canterete come chi riposa ma come chi fatica. Non canterete come chi sta, ma come chi va. Il vostro cammino sarà il vostro canto ! E’ ancora Agostino che ce lo dice “canta e cammina, canta ma cammina!” E’ di questo canto rotto e provato, è di questo cantare nell’ arsità del deserto che ci parlava la prima lettura “ Poi gli Israeliti partirono dal monte Cor dirigendosi verso il Mare Rosso, ma il popolo non sopportava il viaggio” (num. 21,4) - un prete nel cammino della Chiesa, non sale sul carro: sta alle stanghe e tira; - un prete non sosta sul ciglio della strada a vedere chi passa, ma raccoglie chi è caduto ed incammina chi si è fermato; - un prete non mormora sotto la durezza del viaggio, non mastica fiele ma spande l’ olio della consolazione ed il vino della speranza. - un prete cammina tra i fratelli, ma ha il cuore, gli occhi e le mani del Padre. - Ed ancora, un prete, nel cammino della Chiesa, nel cammino del deserto, non è risparmiato dal morso dei serpenti ardenti che possono dare la morte: "allora il Signore mandò tra il popolo serpenti velenosi i quali mordevano la gente e gran numero di Israeliti morì" ci narrava il testo del libro dei Numeri. I serpenti mortiferi che possono addentare la vita di un prete, accartocciarla ed intristirle come una foglia secca sono: - la fame di consenso e di applauso senza cui certe vite si afflosciano, spente e flaccide come vele senza vento - sono la solitudine personale, l’ insignificanza sociale, l’apparente fallimento pastorale che avvelenano il cuore, lo fanno acido ed aggressivo, rendono il temperamento della persona puntiglioso e secco come un rovo d’inverno. - I serpenti del deserto nella vita di un prete sono l’ incontro e la presenza dentro una Chiesa che delude, a motivo del Vescovo, dei confratelli, dei laici, una Chiesa che non ha l’ abito fine e luminoso della sposa, ma quello opaco e rappezzato della serva; ed allora ci si sente sprecati, frustrati e si ritagliano chiesuole elitarie o appartenenze alternative. - Il morso dei serpenti velenosi è quando un prete distoglie gli occhi dal Signore e dalla Chiesa, per volgerli al denaro, alla vita comoda, alla vita doppia, seminando scandalo, sgomento o ghigno di soddisfazione in mezzo alla gente. Simone e Giovenale, di fronte ai fratelli Sacerdoti qui raccolti e di fronte al popolo di Dio che gremisce questa Cattedrale, io vi dico con tutta schiettezza: preferisco che le nostre Parrocchie restino senza prete piuttosto che con una caricatura di prete, preferisco che la gente rimanga con la voglia del prete piuttosto che con la nausea del prete. Giovenale e Simone, in questa sera bella, che è tutta vostra, io vi chiedo e prego perché siate preti ardenti, preti accesi da Gesù Cristo con il fuoco dello Spirito, perciò capaci di accendere il mondo. Prego perché stia lontana da voi la tristezza, il ripiegamento, la mediocrità. Prego soprattutto perché nella vostra vita ci sia una passione dominante: quella per i giovani che vuol dire la passione per la vita, per l’ incontro tra il Vangelo e la vita; quella per i giovani che vuol dire la passione per la formazione, per accendere la vita degli altri con lo stesso fuoco che avvampa la vostra; quella per i giovani che vuol dire la passione per la strada, per il campo aperto, per la sfida del futuro, combattuta con tutte le forza e con tutto l’ amore. Simone e Giovenale guardatela come è bella la vostra Chiesa strasera, come è bello il Presbiterio di cui entrate a far parte: Chiesa di Pistoia guarda come sono belli questi due figli che ti regalano la vita perché tu possa continuare ad amare, a parlare, a servire. Signore Gesù, vieni in mezzo a noi con la potenza del tuo Spirito a consacrare, a custodire, a dilatare la gioia del tuo dono, perché questa sera e la grande sera del tempo sia tutta pervasa dal motivo della tua canzone: “ Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” Mansueto Bianchi
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