Pozzo di Giacobbe


Omelia del Vescovo per la Giornata Diocesana dei Giovani,
nella Domenica delle Palme



14 MARZO 2008





S.E. MANSUETO BIANCHI


Pistoia, domenica 16 marzo 2008 – Giornata diocesana dei Giovani
Cattedrale di San Zeno - OMELIA del Vescovo

Era il 31 agosto del 2007, eravamo a Pescara per l’Agorà di Loreto, e vi dissi:
«Ragazzi, raccontatemi il “noi”, raccontatemi la nostra Chiesa di Pistoia, raccontami il prato verde della nostra comunità visto dalla parte delle radici, visto con i vostri occhi, perché voi ed io impariamo a conoscerla meglio questa Chiesa, per servirla meglio, per amarla di più.»

E voi oggi, con le vostre testimonianze, con i vostri interventi avete raccontato la Chiesa, avete narrato la storia ed il volto di questo “noi” che il Signore Gesù continua a suscitare ed a raccogliere per le strade di questa terra pistoiese.

Ma ancora di più il volto di questa Chiesa lo raccontate stasera con la vostra stessa presenza, numerosa e festosa, tra le austere mura di questa Cattedrale, così come lo andate narrando, con passione e costanza, dentro la vita delle vostre parrocchie, dei vostri gruppi ed associazioni, nei giorni grigi del calendario, nelle vicende prolungate di formazione e di servizio che vi vedono protagonisti nelle vostre comunità.
Il “noi” della Chiesa me lo avete narrato in questo anno nel gesto dell’ascolto, della
preghiera, del confronto che ci ha reso discepoli di Gesù sulla strada del Vangelo di Marco.

Ed io vi dico grazie, non solo a nome mio, ma a nome della nostra Chiesa di Pistoia, di tanti laici e sacerdoti che hanno bisogno e voglia di ritrovare in voi una “sgassata”, il ruggito del motore, un’impennata di giri per mordere le strade e rilanciarsi nel cammino.

Vorrei anch’io stasera, nella luce della Passione di Cristo che abbiamo ascoltato, dirvi due cose sulla Chiesa, che ho imparato qui a Pistoia, e poi concludere con un simbolo, con una metafora. Vorrei anch’io stasera raccontarvi la Chiesa.

La prima cosa che voglio dirvi è questa: la Chiesa di Pistoia è meglio di come appare. Non prendetela per un’affermazione consolatoria o per una “lisciata”: è la verità, così come l’ho incontrata e toccata con mano per le strade, tra le persone, nelle Parrocchie e nei colloqui di questi primi mesi.
Voi non avete idea di quanta gente abbia voglia di fare una scommessa sul futuro di questa nostra Chiesa, un investimento di speranza; voi non avete idea di quante siano le persone a cui sta salendo la febbre.

C’è un’attesa attorno a noi ed in mezzo a noi, c’è voglia di ripartire di slancio, sgommando e mordendo la strada, come poco fa dicevo. Occorre intercettare questo momento, occorre interpretarlo e gestirlo, occorre spiegare le vele ora che il vento soffia forte, per smetterla di navigare sottocosta ed uscire al largo: “Duc in altum” ci ricordava il vecchio Papa Giovanni Paolo.

Non sto qui a raccontarvi le magagne della nostra Chiesa, i cocci sulla carrozzeria: ci sono, sono tanti, sono vistosi e rumorosi, e li conoscete meglio di me; sono qui a dirvi che il motore funziona, anzi è quasi brillante, il pilota è buono perché è Gesù Cristo, e la strada da fare non manca.
Se ci state possiamo partire, cioè possiamo vivere esperienze, proporre a noi stessi ed agli altri che percorsi ci persuadono il cuore, che ci riempiono la vita, che sono davvero amici della nostra felicità, della gioia di esserci e di essere giovani.

Possiamo uscire sulle piazze come una Chiesa che c’è, si vede e si sente che c’è, non è rachitica né rattrappita nella timidezza e nei complessi, è amica della vita, della gente e della città, fa proposte che riscaldano il cuore e fanno salire il termometro della gioia, evitando gli insabbiamenti dello sballo, dello stordimento e delle cretinerie.

La seconda cosa che volevo dirvi è che la Chiesa va amata più di quello che merita.

Non è questa un’eccezione, è una legge della vita: tu cresci, diventi uomo se i tuoi genitori ti amano più di quello che meriti; tu diventi il “noi” della amicizia, della famiglia, se incontri qualcuno che ti ama “di più” e perciò ti fa diventare “di più”: bisogna incontrare l’esperienza del regalo, del dono, della gratuità, perché le dimensioni della nostra umanità si possano dilatare fino alla loro piena misura.

Anche nella Chiesa di Pistoia accade così: se tu partecipi a misura di quello che ricevi, presto te ne andrai. Se tu misuri il valore nella della tua comunità a partire da quanto di dà, ti sentirai sempre un creditore, esigente e rabbioso. Se pesi di essere tu un dono per la parrocchia, il gruppo, la Chiesa, e non la Chiesa un dono per te, non riuscirai mai a viverla come uno slargo di amore nella tua vita.

La Chiesa va amata di più: più di quello che appare, più di quello che merita; più di quello
che dice o decide il giudizio comune. Il Vangelo di stasera ce l’ha lungamente e dolorosamente insegnato: il Signore ci ha amato fino al dono del sangue, fino al sacrificio della vita, mentre noi eravamo ancora lontani, disinteressati e distratti.

La chiesa va amata più di quello che merita, con la stessa larghezza, con la stessa gratuità con cui la ama Dio, e questo la spinge e quasi la costringe a diventare migliore, ad essere una Chiesa più degna di Dio e della persone a cui si rivolge.

L’ultima cosa che volevo dirvi è solo un simbolo, una metafora.
Ricordati il Vangelo che ha aperto stasera il nostro cammino verso la Cattedrale:
«I discepoli condussero a Gesù un asino ed egli vi salì sopra e vi si pose a sedere».

Rubando l’immagine ad un grande uomo di Chiesa, l’Arcivescovo di Parigi Lustiger, vorrei dirvi questo stasera: Ragazzi, la nostra Chiesa di Pistoia assomiglia tanto a quell’asino che porta Gesù! È grigio, non si decide mai a correre, quando raglia fa male agli orecchi, è solo un asino: ma porta Gesù.

Non entusiasma nessuno, non è un purosangue da corsa, riceve più botte che carezze, è solo un asino, ma porta Gesù. A volte s’impunta, è duro a comprendere, vuole andare per le sue strade, è solo un asino, ma porta Gesù.

Guarda la gente che fa festa per la strada, agita le palme, stende i mantelli, pensa di essere lui il festeggiato e si dimentica di chi ha sul dorso, ma porta Gesù.

Eccola ragazzi la nostra Chiesa di Pistoia: umile, grigia, con tanti difetti, ma porta Gesù, dentro la città e dentro la vita. Per questo è una Chiesa bellissima, una Chiesa che non cambierei con nessun’altra, perché c’è, perché può diventare infinitamente migliore, perché ha bisogno di voi, di me, ma soprattutto perché porta Gesù.



http://www.pistoiagiovani.it/images/Documenti/Omelia%20Vescovo.pdf