PERO' ANCHE LA PAROLA


L’eccelsa grandezza dell’Eucaristia non deve far dimenticare l’importanza della Parola. Il tempo non è passato invano. Le due devozioni, i due amori vanno strettamente congiunti insieme. Anche in questo campo non si può tornare indietro. Le due realtà si completano a vicenda. Nell’ordine precede la Parola, anche se all’Eucaristia dobbiamo riconoscere un primato di valore. Pure l’espressione che l’Eucaristia è “il dono per eccellenza, perché da parte di Gesù dono di se stesso, della sua persona nella sua santa umanità” ha un’applicazione analoga nella Parola. Perché Gesù è la parola del Padre, il narratore di Dio, il Verbo, il Logos trinitario che ha preso carne mortale nella pienezza del tempo.
Da più parti si è rimproverato al Papa di non aver trattato nella sua enciclica del tema della Parola. Ma non c’è niente in essa che possa essere interpretato a suo discapito. Pochi giorni dopo la pubblicazione del documento, Giovanni Paolo II, durante la consacrazione di alcuni sacerdoti, ripeteva la lezione ormai comune nella Chiesa post-conciliare che il prete è l’uomo della Parola e dell’Eucaristia (e dei sacramenti). Parola e sacramenti (il cui centro propulsore è l’Eucaristia): il binomio è oramai inscindibile e va letto in quest’ordine. Il “primum evangelizzare” è certamente nelle intenzioni e nella mente dell’estensore dell’ultima enciclica. Alla Parola il primato temporale, all’Eucaristia e ai sacramenti il primato di dignità, il cosiddetto primato assiologico.
Sulla scia della polemica con i protestanti, nel passato si è persino contrapposto le Chiese della Parola, nate dalla Riforma, alla Chiesa dei sacramenti che sarebbe la Chiesa cattolica. Ma si tratta di uno schema ormai fortunatamente superato. Mentre infatti già da tempo i protestanti considerano troppo semplicistica questa opposizione (che oltretutto contraddice a loro documenti fondamentali come la “Confessione augustana”), la Chiesa cattolica, pur avendo forse nel passato troppo unilateralmente sottolineato il momento eucaristico –sacramentale, non intende affatto essere soltanto la Chiesa dei sacramenti. Ne è la prova lampante la scelta del primato dell’evangelizzazione che qualifica da tempo la sua azione pastorale, non soltanto per motivi contingenti. La Chiesa di Dio è anche la Chiesa della Parola, non soltanto nel senso che essa deve compiere il ministero della Parola, ma anche nel senso che, esercitando questo ministero, essa attua la propria sacramentalità in maniera analoga a quella dei sacramenti.
Anche la Parola è realtà sacramentale. L’annuncio e la proclamazione di essa realizzano in sé la definizione di sacramento nel senso generale della tradizione antica: nel segno sensibile della Parola, infatti, Dio trasmette all’uditore la sua parola soprasensibile che parla internamente al cuore di ciascuno. Dalla parola esterna alla parola interna, dal movimento della voce al movimento del cuore, dalla vibrazione dell’aria alla vibrazione dello spirito.
La Parola come un sacramento. E’ necessario per questo rendere omaggio alla sua efficacia, del resto attestata e testimoniata in modo chiaro ed esplicito dal primo e dal nuovo Testamento. Si ricordi la lettera agli Ebrei:”La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio”; e il passo in cui il secondo Isaia afferma che la Parola, come la pioggia e la neve, “non ritornerà a Dio senza effetto”, senza aver compiuto ciò per cui è stata mandata.
Il riconoscimento dell’efficacia della Parola non può però essere di ostacolo al riconoscimento della funzione del sacramento. Per potersi realizzarsi in pienezza, la salvezza ha bisogno dell’una e dell’altro. “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo”. La fede che nasce dalla Parola deve essere completata dalla grazia del sacramento.
Anche l’adorazione eucaristica riceve dalla Parola la sua luce e il suo orientamento. Senza di essa, l’Eucaristia, chiusa nel suo silenzio, manca del suo completo specificante.
Nessuno osi separare ciò che Dio ha congiunto.
L’Eucaristia è al di sopra di ogni nostra possibilità di elogio. San Tommaso l’aveva detto nella Sequenza della Messa del Corpus Domini: “quantum potes tantum aude”: bisogna osare fino ai limiti dell’impossibile perché la nostra lode non sarà mai sufficiente. Ma la Chiesa ha anche imparato da sempre a portare processionalmente in trionfo, alto sopra il popolo, scortato dalla luce dei ceri e inondato dal profumo dell’incenso, il libro della Parola che Dio le ha consegnato per sempre. Per la liturgia, che esprime la fede della Chiesa, il Signore è insieme la nostra verità e la nostra vita.


Giordano Frosini
Tratto dal giornale cattolico toscano  -  “LA VITA”
N. 24