IL PANE DELLA RISURREZIONE



“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e Io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. La promessa di Gesù è certamente conosciuta, ma la dottrina che nasconde non sembra sufficientemente assimilata e sviluppata né sul piano personale né su quello pastorale. Per questo il richiamo del Papa merita tutta la nostra attenzione. L’Eucaristia è il pane dell’immortalità e della risurrezione. La vita eterna è gia in possesso di colui che si nutre di questo sacramento: per questo egli passerà illeso attraverso la morte, anche se la risurrezione arriverà nell’ultimo giorno.
Un pensiero a cui l’antichità si dimostrò più sensibile di noi, che però nel clima della spiritualità attuale abbiamo il dovere di ripassare e attualizzare l’antica lezione. La catechesi sull’Eucaristia pare non avere mai termine. In realtà, il sacramento dell’ultima cena conserva sempre nuove e ulteriori ricchezze per coloro che lo sanno riguardare con spirito di fede e rinnovata disponibilità di ascolto. Rimanere sempre oltre è la caratteristica fondamentale del mistero.
Appena a ridosso dell’era apostolica, Ignazio di Antiochia parlava della frazione dell’unico pane “che è il farmaco dell’immortalità e l’antidoto contro la morte”. “Questa garanzia della futura risurrezione –aggiunge il Papa- proviene dal fatto che la carne del Figlio dell’uomo, data in cibo, è il suo corpo nello stato glorioso del risorto”. Un altro pensiero da sottolineare perché normalmente l’Eucaristia viene quasi esclusivamente legata alla morte del Signore.
È il corpo del Cristo risorto che, sotto le apparenze del pane e del vino, penetra nelle cellule del corpo di colui che si accosta con fede all’Eucaristia, quasi per rigenerarle dall’interno e imprimere loro un impulso dinamico di vita piena e di eternità.
Giovanni Paolo II afferma felicemente: “Con l’Eucaristia si assimila, per così dire, il ‘segreto’ della risurrezione”. La divinizzazione, possiamo dire, comunicata e trasmessa per contatto diretto. Bruciare fa parte della natura del fuoco. E la divinizzazione è il centro e l’anima dell’annuncio cristiano, che rimane il primo impegno della nostra evangelizzazione.
Nel secondo secolo, Ireneo riprendeva il discorso nella sua opera fondamentale, quando scriveva: “Come il pane terreno, ricevendo l’invocazione di Dio, non è più pane comune, ma Eucaristia, composta di due cose, una terrena e l’altra celeste, così anche i nostri corpi ricevendo l’Eucaristia non sono più corruttibili, ricevendo la speranza della risurrezione”. E ancora: “I nostri corpi, nutriti dall’Eucaristia, deposti nella terra e andati in dissoluzione, risorgeranno a suo tempo, perché il Verbo dona loro la risurrezione, a gloria di Dio Padre. Egli circonda d’immortalità questo corpo mortale e largisce gratuitamente l’incorruzione alla carne corruttibile”. “Venga la grazia e passi questo mondo! Maranathà. Vieni, Signore Gesù”, concludeva trionfalmente la preghiera eucaristica dell’antichissimo libro della Didachè.
La riflessione continua ancora. San Tommaso d’Aquino, componendo la liturgia della festa del “Corpus Domini”, scriveva le note parole che abbiamo sentito tante volte ripetere: “Mistero della Cena! Ci nutriamo di Cristo, si fa memoria della sua passione, l’anima è ricolma di grazia, ci è donato il pegno della gloria”. Un anticipo di quello che sarà e che ancora non è apparso pienamente. Un lembo di paradiso che si sposta nell’animo del credente. Come abbraccia l’intero spazio, così l’Eucaristia attraversa tutto il tempo e si immerge nell’eternità. L’Eucaristia è il pane del cielo, la manna divina, il viatico per la patria, il cibo degli angeli. Abbiamo il dovere di ridare forza a queste espressioni che ci giungono da molto lontano.
Un grande biblista interpreta in questo senso anche la misteriosa espressione che si trova nel “Padre nostro”: “ Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Sembra che la traduzione migliore, comunque quella usata ai tempi delle comunità giudaiche, sia: “Dacci oggi il nostro pane di domani”. E domani non designa il giorno seguente, ma il grande domani, cioè la pienezza finale dei tempi. Il pane richiesto è il pane di cui intende parlare Gesù, quando afferma che nel suo regno egli mangerà e berrà con i suoi discepoli, che egli si cingerà i fianchi e servirà i suoi a mensa il pane spezzato e il calice benedetto. La petizione fa corpo con le altre domande della preghiera che ci ha insegnato Gesù tutta orientata in senso escatologico. Il pane dell’eternità, misterioso e inimmaginabile, che viene elargito nel cuore della storia perché questa sia orientata verso il suo compimento. Ancora un’immissione dell’eternità nel tempo. L’Eucaristia è il pane del Regno, iniziato nel tempo consumato nell’eternità.


Giordano Frosini
Tratto dal giornale cattolico toscano  -  “LA VITA”
N. 22 anno 106