Pozzo di Giacobbe





Giovedì 14 Ottobre 2004

Il pensiero di Maria Zambrano

Maria Zambrano nasce a Vélez-Malaga il 22 Aprile 1904.
Nel 1921 inizia gli studi di filosofia all'Università di Madrid, dove vivrà dal 1924. frequenta i corsi di Ortega y Gasset e di Zubiri ed entra a far parte del gruppo di pensatori progressisti che si esprimono attraverso la "Revista de Occidente", fondata da Ortega. Partecipa ai movimenti studenteschi e alla Liga de Educaciòn Social, lottando contro la dittatura e per la Repubblica. Una malattia la costringe ad un lungo periodo di inattività nel 1929, ma l'anno successivo riprende il suo impegno politico, lo studio e l'insegnamento: nel 1931, alla proclamazione della II Repubblica spagnola, decide di non candidarsi al Parlamento, per poter continuare a studiare e insegnare filosofia.

La sua scelta di essere filosofa e la definizione che negli ultimi annia darà della filosofia come "trasformazione del sacro in divino" non sono però il frutto di un ritirarsi dalla vita attiva, ma la precipua modalità di intervento che le permetterà, anche negli anni dell'esilio, di portare avanti una riflessione profondamente legata all'esperienza vissuta.

Nei primi anni '30, sviluppando in maniera originale l'idea orteghiana della ?ragione vitale?, aveva iniziato a elaborare il tema del rapporto fra la ragione e il sentire che vive nel corpo senza poter accedere alla parola - quella che in seguito denominerà razòn poetica - , in alcuni saggi scritti per la "Revista de Occidente" (Perché si scrive; Per un sapere dell'anima tr. in Verso un sapere dell'anima).

nel 1936 si sposa e si trasferisce col marito a Santiago del Cile, ma entrambi rientrano in Spagna allo scoppio della guerra civile, ed il marito si arruola nell'esercito repubblicano.
Maria, a Valencia, collabora con il governo repubblicano e pubblica insieme ad altri intellettuali la rivista "Hora de Espana", dove per la prima volta troviamo nominata esplicitamente la 'ragione poetica'. Nel 1938 è a barcellona, nel 1939 affronta un esilio che durerà quarantacinque anni.

Gli anni dell'esilio la vedono dapprima a Parigi, poi in Messico, diversi anni (1940 - 46) a Cuba e di nuovo in francia. Nel 1949 torna all'Avana, che lascerà definitivamente nel 1953 per stabilirsi a Roma, dove vivrà per dieci anni. dal 1946 è in svizzera, da dove solo nel 1984 tornerà in Spagna, a Madrid. Muore il 6 febbraio del 1991.

La sua attività intellettuale, mai interrotta, è costituita da saggi filosofici e politici e da numerosissimi articoli per le riviste spagnole e ispano-americane. Fra le tappe più significative della sua ampia produzione si ricordano:
Horizonte del liberalismo (1930), Pensamiento y poesìa en la vida espanola (1939), Filosofìa y poesìa (1939), La confesiòn, género literario y método (1943), El pensamiento vivo de Séneca (1944), Hacia un saber sobra el alma (1950), El Hombre y lo divino (1955 e 1973), Persona y democracia. La historia sacrifical (1958), Espana: sueno y verdad (1965), El sueno creador (1965 e 1986), La tumba de Antigona (1967), Claros del bosque (1977), de la Aurora (1986), Delirio y destìno (1989), Los bienaventurados (1990), Los suenos y el tiempo (1992), Nacer por si misma (1995). Per una panoramica completa si veda la Bibliografia di MZ in Maria Zambrano, pensatrice in esilio,"Aut aut" 279, 1997, pg 151-160.

"La vita ha bisogno della parola; se fosse sufficiente vivere, non si penserebbe, se sis pensa è perché la vita ha bisogno della parola, della parola che sia il suo specchio, della parola che la rischiari, della parola che la potenzi, che la innalzi e al tempo stesso dichiariil suo fallimento...fallimento - di cosa? Di questo essere essenziale che è l'uomo, di questo mediatore." Così leggiamo nell'intervista Quasi un'autobiografia del 1987 ( tr. "Aut aut" 279), una breve e intensa riflessione autobiografica, da cui proviene anche la definizione della filosofia riportata sopra, dalla quale si può partire per avvicinare il pansiero di Maria Zambrano.

Numerose le sue opere tradotte in italiano: alcune già negli anni romani, altre, la maggior parte, frutto dell'attenzione risvegliata dalle traduzioni proposte agli inizi degli anni '90 da ispanisti come Antonio melis e Carlo Ferrucci.
Da qui nasce l'interesse per Maria Zambrano da parte di molte pensatrici italiane contemporanee che hanno "scoperto" il pensiero di questa donna che riflette sul femminile (si vedano i saggi La donna nella cultura di Occidente, Delirio di Antigone, Eloisa o l'esistenza della donna, Diotima di Mantinea tr. in All'ombra del dio sconosciuto) senza ideologia, ma con una forte sensibilità filosofica per la differenza e insieme per la piena consapevolezza che la 'ragione poetica', che porta lla luce l'oscurità del sentire radicata nel corpo, deve integrarsi nel pensiero e nella pratica dell'umanità intera, "comparire davanti alla propria città".
A partire da Chiari nel bosco, che ha trovato apprezzamento nella ricerca di Luisa Muraro e della comunità filosofica di Diotima; al volume monografico di "Aut aut" curato da Laura Boella e Rosella Prezzo, che ha immesso il pensiero di Maria Zambrano nella discussione filosofica italiana contemporanea (oggi attestata anche dalla presenza di tesi e ricerche in ambito universitario; la stessa traduzione italiana de L'uomo e il divino è nata a partire da una ricerca di tesi svolta anni fa presso l'Università di Siena); all'appassionato lavoro di interpretazione e promozione svolto da Elena Laurenzi, che ha tradotto fra l'altro Dell'Aurora, la raccolta dei saggi scritti negli anni ginevrini, dove la 'ragione poetica' si esprime nella sua pienezza e la parola che "si forma nel sapere oscuro, risvegliandolo...tocca e accende il germe stesso della parola".

Scheda di Michela Pereira