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L’ incontro con Elmar Salmann, uno fra i più originali e importanti pensatori cattolici contemporanei, conclude il ciclo dedicato ai "filosofi davanti a Cristo".
Il percorso proposto, dopo un'introduzione sulla pertinenza storica e teorica del concetto di 'cristologia filosofica', ha colto in alcuni aspetti decisivi del sistema hegeliano il tentativo più alto e profondo attuato dalla modernità filosofica di integrare speculativamente 'nel concetto' i dogmi centrali del cristianesimo. Le successive 'tappe' risultano invece esemplari della crisi di quel progetto, del suo disperdersi in direzioni assai diverse: la reazione anti-hegeliana della filosofia religiosa cristiana in nome dell'irriducibilità al concetto della fede (Kierkegaard), ma anche l'anticristianesimo di Nietzsche che, non senza ambiguità, pensa radicalmente il nichilismo e la morte dell'immagine tradizionale di Dio quali cifre dell'epoca contemporanea.
La lezione heideggeriana, infine, riprende e interpreta originalmente tutti gli spunti sopra ricordati, in una irrisolta oscillazione fra declinazioni 'pagane' dei sacro e ripresa della tensione escatologica del cristianesimo.
Proprio di quest'aporia, che è propria di tutta la 'post-modernità', il pensiero cristiano più consapevole, ma anche una laicità veramente aperta e critica, sono chiamati oggi a farsi carico.
Si tratta di corrispondere alla prestigosa e impegnativa eredità lasciataci dalle cristologie filosofiche moderne, cercando una radicalità nuova che non eluda le domande emergenti dalla situazione culturale e religiosa contemporanea, quale già Nietzsche e Heidegger seppero leggere in profondità.
Come è possibile esprimere oggi i contenuti della rivelazione in modo comprensibile ed efficace nell'età della secolarizzazione e del pensiero debole?
Come recepire la pluralità delle prospettive interpretative, degli stili teorici, dei linguaggi, anche all'interno del pensiero teologico, senza cadere in uno sterile relativismo e senza abbandonare la ricerca della verità?
Quali 'sorprese' attendono una riflessione teologica e anche filosofica radicale quando si riformulano a partire dalle conquiste della filosofia moderna i concetti legati alla rivelazione trinitaria di Dio, oppure il senso profondo dell'esperienza mistica?
Ad orientarci in questi percorsi d'avanguardia il magistero di Elmar Salmann è sicuramente fra i più autorevoli oggi, nel segno di una ripresa creativa della tradizione e di un libero domandare, che attualizzano il motto agostiniano “fides nisi cogitetur nulla est”.
Salman ha sostenuto che tra filosofia e cristianesimo serve un rapporto dialogico, critico e fecondo.
Secondo Salman il sacro, che è l'esperienza fondante della religione, è un'esperienza sconvolgente e trascinante che ha un carattere ambivalente. La religione rende comunicabile il sacro incanalando l'affetto ambiguo in riti. La fede, soprattutto quella cristiana, dà un carattere individuale e responsabile alla religione, personalizzando sia il divino che l'umano e il divino perde il suo carattere ambivalente.
Per Salman il tratto caratteristico dei cristianesimo è che fonda la religione su un'autocritica religiosa della stessa religione, a nome di una fede personale. Il cristianesimo è la forza di interpellare l'altro e aprirsi all'estraneo, trovando forza nella xenologia. Gli dèi perdono la loro ambivalenza e il cristianesimo parla di un DioAmore, anzi, identifica Dio e Amore, per questo il cristianesimo è un evento di discernimento, di dialogo e confronto coraggioso che ha un carattere di "responsorialità".
Salman è passato poi ad analizzare le voci della modernità che secondo lui potrebbero incidere sul pensiero teologico. In primo luogo ha parlato di Kant, autore di una svolta riguardante la riflessione del soggetto; per Kant, vero è solo ciò che è stato comprovato dall'autocritica del soggetto. Quindi si innesta un processo di discernimento tra proiezione e realtà, apparenza ed oggettività, ed ogni idea viene sottoposta a tale vaglio. In questo si crea un criterio di verità, un criterio morale, ed ogni verità che si affaccia sulla scena è una possibilità che deve essere criticata. Il soggetto autocritico si scopre corne un'entità libera dove la libertà rispetta la libertà altrui e comunica.
Una religione deve sottoporsi a questa duplice valutazione: un criterio di discernimento tra apparenza e realtà e un criterio morale, un criterio anti-ideologico e uno che si muove sul livello della dignità dell'uomo.
Kant ha due "ponti" per parlare dei temi forti del cristianesimo:
- La forza dell'immaginazione.
- La moralità dell'uomo, dove la buona volontà giunge ad un naufragio e l'uomo deve far leva su un Salvatore che tira fuori dalla palude, assolve, assiste e porta ad una conciliazione con se stessi, gli altri e la moralità.
Hegel ha però cercato di integrare Illuminismo e Romanticismo. In questo, l'uomo non è solo un soggetto isolato, perché si è espresso in tante forme culturali, nel progresso della libertà e della comunicatività. Per cui deve manifestarsi la verità di Dio che può favorire l'accrescimento della comunicatività sincronizzata. Il potere di Dio è il potere di comunicarsi nella riflessività umana, nella coscienza umana. Per Hegel Cristo è colui in cui si condensano tutte le luci e i bagliori della storia umana, è un Dio che si dà fino alla croce e fino al perdersi nell'altro, un Dio che non può essere autoreferenziale ma deve essere dialogico. C'è quindi unità tra Dio - Trinità - Croce, ed è una lettura moderna dei Cnstianesimo e una lettura cristiana della storia moderna. Per Salman tutte le teologie speculative devono tanto a Hegel perché un discorso cristiano deve tener conto dell'idea di un Dio trinitario che entra nella storia. La filosofia ebraica del '900 ha però contestato tutto questo perché per questo pensiero ebraico che guarda dal basso e alle pulsioni rimosse, non c'è più un mondo chiuso e il tutto non ha mai ragione perché ogni discorso è frammentario.
Tutte queste visioni hanno contribuito a derealizzare il cristianesimo che sembra avere una pretesa irrealizzabile.
Salman ha poi concluso parlando di una storia della povertà del cristianesimo che va da san Francesco fino ad oggi, una lunga sequenza di povertà che ha portato all'anonimizzazione del cristianesimo che non è più presente come tale e che quindi deve essere riscoperto bussando alle porte dei Vangelo.
Per Salman quindi ci sono diverse possibilità di rapporto tra filosofia moderna e cristianesimo, dove nessun approccio è esaustivo perché non c'è una filosofia che possa declinare o coniugare il cristianesimo.
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