1. Una sfida aperta
Un anno intero sui libri di Samuele e dei Re! L’annata 2001 di «Parole di vita» che si apre proprio con questo articolo si propone certamente come una sfida lanciata ai lettori. Molti, anche tra coloro che non leggono la Bibbia, sanno qualcosa di Samuele, di David, di Salomone, magari anche del profeta Elia; molti di meno, però, ne hanno letto con attenzione le storie complete in questi quattro libri della Bibbia. Pochissimi, forse, li hanno letti per intero; le difficoltà certo non mancano: ci troviamo di fronte, infatti, a racconti che ci sembrano troppo spesso così lontani dalla nostra mentalità; racconti di lotte, di guerre, di una società che non riusciamo a capire, di un Dio che ci sembra talmente umano da portarci almeno qualche volta ad avere qualche dubbio. Certo, alcuni episodi narrati da questi libri ci sono entrati nel cuore: chi non ricorda il racconto della vocazione del piccolo Samuele o la storia di David e Golia o magari il giudizio di Salomone? Eppure una lettura completa e attenta di questi testi, alla luce di una chiave di lettura che ne faccia cogliere il significato globale, per molti lettori della Bibbia resta probabilmente ancora da farsi.
C’è ancora un’altra considerazione da fare, nel presentare la scelta fatta quest’anno da «Parole di vita»: di fronte a racconti di questo genere è evidente da un lato la difficoltà di cogliere quanto questi testi siano profondamente radicati nella storia del loro tempo e vadano perciò interpretati come ogni altro testo antico. D’altra parte persiste in molti lettori moderni una certa incapacità nel coglierne la profondità teologica. Nell’uno e nell’altro caso il risultato spesso evidente nei lettori cristiani è quello di limitarsi a una lettura piatta e non di rado, purtroppo, soltanto moralistica; si cercano così in questi testi esempi da seguire o insegnamenti da portare a casa.
Come abbiamo sempre fatto, la proposta della nostra rivista è chiara: si tratta di mettere in mano al lettore della Bibbia una serie di semplici, ma seri strumenti che lo aiutino a trovare la chiave di lettura giusta per entrare in questi quattro libri così spesso trascurati e coglierne in tal modo tutta la ricchezza.
2. Storie di re e di profeti
Storie di re e di profeti: il titolo di questo paragrafo, che è poi il titolo stesso dell’articolo, vuole mettere in luce il contenuto di questi libri: il primo libro di Samuele si apre con la storia della nascita e dell’infanzia del profeta Samuele, l’ultimo dei giudici e allo stesso tempo uno dei primi grandi profeti, una grande figura insieme di capo religioso e civile d’Israele (1Sam 1-3). L’intera l’attività di Samuele è orientata in realtà alla nascita della monarchia. La storia dell’arca dell’alleanza (1Sam 4-6) serve a preparare il quadro storico e teologico nel quale si colloca l’ascesa al trono di Saul, il primo re d’Israele. Egli, tuttavia ci è descritto sin dall’inizio come un uomo infedele al Signore (1Sam 7-15). Si giunge così al cuore del racconto: Samuele consacra un nuovo re, il giovane David, la cui storia occuperà il resto del primo libro di Samuele e di quello seguente. La prima parte della narrazione relativa a David è dedicata alla sua ascesa al trono e alla sua lotta con Saul, che ne vuole la morte. Sarà però proprio Saul a morire in guerra contro il nemico per eccellenza, i Filistei, lasciando aperta a David la porta del regno (1Sam 16-31). Tutto il secondo libro di Samuele viene così dedicato a questa figura, che costituisce uno dei personaggi centrali della storia d’Israele. David è certamente, nella prospettiva dei libri di Samuele, un personaggio ideale, al quale Israele guarda come a uno dei propri padri fondatori; eppure il narratore ne sottolinea continuamente l’umanità, senza paura di mostrarne i limiti, come nel caso dell’adulterio con Betsabea e dell’omicidio di Uria, il legittimo marito (2Sam 11). Eppure è proprio a David che il Signore promette un regno che durerà per sempre (2Sam 7). Su questa doppia convinzione, la fragilità dell’uomo e la promessa del Signore, si baserà tutta la storia successiva.
Il primo libro dei Re si apre con il racconto della morte di David (1Re 1-2) per poi dedicare largo spazio al figlio di lui, il celebre Salomone (1Re 3-11), la cui gloria e sapienza appaiono legate alla costruzione del tempio di Gerusalemme, che sarà d’ora in poi il centro del culto d’Israele. Il resto dei libri dei Re è dedicato alla storia della monarchia israelita. In 1Re 13 si narra lo scisma politico e religioso che provocò la divisione del regno (Giuda e Israele); fino a 2Re 17 la storia prosegue in parallelo, alternando il racconto relativo ai re di Giuda con quello relativo ai re d’Israele, finché il regno di Israele cade, distrutto dagli Assiri. Gli ultimi capitoli del secondo libro dei Re (2Re 18-25) sono dedicati alla storia degli ultimi anni del regno di Giuda, dalla gloria di Ezechia e Giosia fino alla tragedia dell’esilio babilonese.
Profeti e re, dicevamo: accanto ai re, infatti, emergono continuamente figure profetiche, personaggi inviati dal Signore per annunziare al popolo la volontà di Dio e spingere il re e il popolo nella direzione giusta, cosa che per lo più essi non fanno. Così, morto Samuele, il re David è affiancato dai profeti Natan e Gad; altri profeti appaiono nella storia dei re successivi. In modo particolare emergono due figure di primo piano: il profeta Elia (1Re 17-2Re 1) e il profeta Eliseo (2Re 2-13).
La presenza costante del profeta fa subito comprendere come la storia narrata in questi quattro libri non è soltanto storia di re, di guerre, di battaglie; è forse, e prima di tutto, storia del rapporto tra Dio e il suo popolo, un popolo che, nella maggior parte dei casi, si rifiuta di ascoltare il suo Signore. Tale è dunque il contenuto di questi quattro libri: non tanto «storia» nel senso moderno del termine, quanto, piuttosto, una lettura della storia fatta a partire dalla fede nel Dio d’Israele. Si tratta di un’osservazione molto importante: chi studia la storia d’Israele, infatti, si accorge ben presto che il racconto biblico solleva una vasta serie di problemi. Non sempre, infatti, ciò che viene narrato in questi libri è storicamente attendibile e, non di rado, non è neppure verificabile. Ecco perché sarà importante cogliere lo sfondo storico al quale questi testi si riferiscono e nel quale si muovono, e sarà necessario comprendere come e quando questi libri sono stati scritti e a quali esigenze intendevano rispondere. Sarà questo lo scopo dell’articolo che segue e di altri ancora, che saranno offerti nel corso dell’anno e che saranno dedicati a una presentazione di carattere storico e letterario dei testi che vogliamo affrontare.
Come si vede, la semplice presentazione del contenuto di questi quattro libri ci ha condotti ad alcune considerazioni che già ci aiutano a scoprire alcune importanti chiavi di lettura. Prima di tutto la necessità di non dimenticare mai lo spessore storico nel quale questi testi sono inseriti: che cosa può dirci lo storico sul periodo presentato in questi testi? Quale ne è l’origine? Quando e perché sono stati scritti? Si tratta, in altre parole, di ricordarsi sempre come la parola di Dio ha per sua stessa natura una dimensione «incarnata» nella storia (si rilegga Dei Verbum 13!) che non ci permette di eliminare questo tipo di problemi, i quali non possono essere affrontati se non partendo da una prospettiva storica e critica. In ogni numero, come del resto abbiamo sempre fatto, tre o quattro articoli saranno dedicati all’esame dei testi più significativi di 1-2Sam e 1-2Re, testi che verranno presentati con linguaggio accessibile e mai tecnico, ma, allo stesso tempo, con grande attenzione ai diversi problemi esegetici che ogni testo può presentare, in ordine all’aspetto storico e letterario, alla struttura, al vocabolario, all’interpretazione, al messaggio che emerge dal testo. Si tratterà, in altre parole, di offrire ai lettori un’esegesi semplice, ma insieme seria e a vasto raggio, che permetta di comprendere meglio il messaggio del testo: questo, alla fine, è lo scopo ultimo del nostro lavoro. Se poi la Bibbia è per i credenti parola di Dio, è importante scoprirne la dimensione teologica: in ogni numero, il sesto articolo sarà per lo più dedicato a questo: approfondire alcuni aspetti più significativi del messaggio teologico dei testi di cui ci stiamo occupando.
3. Una narrazione tutta da scoprire
Quel che abbiamo detto sino a questo punto è in realtà vero per ogni altra parte delle Scritture; i passi fin qui descritti sono quelli che si dovrebbero compiere in vista di un’esegesi accurata, che non resti fine a se stessa, ma che voglia realmente porsi al servizio del lettore. C’è però ancora qualcosa da dire, che riguarda in modo esplicito testi come i libri di Samuele e i libri dei Re, che, da un punto di vista letterario, si presentano per lo più come narrazioni.
Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso la dimensione narrativa della Bibbia, che ha portato addirittura alla nascita di un vero e proprio metodo esegetico, quello della cosiddetta «analisi narrativa». Senza alcuna pretesa di entrare in dettagli di ordine tecnico, per i quali sarà necessario ricorrere ad altri testi (cf. la bibliografia) mi limito qui a ricordare alcuni punti importanti che il lettore di questi libri dovrebbe tenere presenti. In primo luogo, oggi è stato recuperato il senso del «racconto» biblico inteso non soltanto come una serie di informazioni rivolte ai lettori, ma come un tentativo di comunicazione personale. Attraverso il racconto, il lettore è invitato a entrare all’interno dell’evento narrato; leggere la Bibbia, allora, non significa soltanto cercare «messaggi», ma vivere in prima persona ciò che ci viene raccontato. Da questo punto di vista il racconto acquista un dinamismo che, con molta prudenza, potremmo definire «sacramentale»; le diverse tecniche di cui il narratore si serve hanno lo scopo di rendere il racconto «parlante» per chiunque lo ascolta; in questo modo il passato ritorna ad essere sempre presente e attuale. La verità contenuta nella storia di David o di Salomone non è prima di tutto una verità di ordine teologico o morale (anche se tali verità possono essere senz’altro presenti); è il fatto stesso che il lettore può rivivere, nella sua soggettività, l’oggettività dei fatti narrati. La storia stessa, nel momento in cui ci viene narrata, diventa vera per chi la legge.
Occorre subito una precisazione: impostato in questo modo, il discorso non rischia di condurre a un’analisi alla fine troppo soggettiva delle Scritture? In realtà l’approccio narrativo non esclude tutto ciò che finora abbiamo detto, né la necessità di un approccio storico-critico né, ancor meno, l’importanza di un approccio teologico. Si tratta, in realtà, di prendere sul serio la dimensione letteraria dei nostri testi, di scoprire come gli autori biblici utilizzano tecniche e forme narrative proprie della loro epoca per cercare di coinvolgere i propri ascoltatori e far sì che la storia narrata possa essere vissuta da ciascuno di loro. Tutto questo ci aiuta a comprendere come leggere la Bibbia sia proprio ciò che ci viene chiesto dai vescovi italiani, in un celebre documento del 1995: «Essendo parola del Dio vivente, la sacra Scrittura è sempre contemporanea e attuale ad ogni lettore: lo illumina, lo chiama a conversione, lo conforta. Attraverso la lettura del passato lo Spirito ci aiuta a discernere il senso che egli stesso va donando ai problemi e agli avvenimenti del nostro tempo, abilitandoci a leggere la Bibbia con la vita e la vita con la Bibbia».[1]
Una rubrica che durerà per tutto l’anno ci aiuterà a cogliere questa dimensione delle pagine bibliche, insegnandoci a gustare la bellezza di storie spesso trascurate, a capire l’arte del narratore e, in questo modo, a comprendere sempre meglio il messaggio che egli intende darci su Dio e sull’uomo.
4. Un racconto sempre attuale
Con queste ultime considerazioni siamo entrati con decisione nel campo di quella che oggi viene chiamata «attualizzazione»: che cosa significa, per un lettore moderno, continuare a leggere storie che già abbiamo definito così lontane dalla nostra sensibilità, teologicamente carenti (si pensi al Dio che fa morire il neonato figlio di David e Betsabea o alla totale mancanza di una prospettiva ultraterrena) e moralmente discutibili (basti leggere in 2Re 10 la crudele strage dei discendenti di Acaz fatta da Ieu, istigato dal profeta Eliseo). In realtà si scoprirà facilmente come nonostante tutto questi racconti siano sempre stati amati e utilizzati sia dalla tradizione giudaica sia da quella cristiana; l’arte e la letteratura sono testimoni privilegiati di tale interesse, come due rubriche fisse della nostra rivista cercheranno di mettere in luce.
Può tuttavia essere utile, per concludere, tentare una risposta al problema che abbiamo sollevato: perché continuare a leggere questi testi? Una prima risposta mi sembra di averla già data: un’esegesi attenta, che non trascuri di mettere in luce, tra le altre cose, la dimensione narrativa di questi libri, serve a mostrare come il loro messaggio sia sempre attuale. L’esegesi del testo serve a far diminuire la distanza che c’è tra il testo e il lettore e a far sì che ogni lettore possa «appropriarsi» del testo, entrare all’interno della storia narrata. Anche nell’ipotesi che il lettore sia un non credente, i libri di Samuele e i libri dei Re non perdono il loro valore: la storiografia israelita è storia di uomini a confronto con la vita quotidiana e con un Dio del tutto singolare, yhwh, il Dio d’Israele. I diversi personaggi non sono né eroi dal carattere immutabile, sullo stile dell’epica omerica, né santi chiusi nella loro aureola di gloria né, ancor meno, marionette in mano a una divinità imperscrutabile, o al Fato. Sono appunto quel che sono: uomini descritti nella loro libertà e, almeno in questo, nella loro profonda umanità, hanno ancora qualcosa da dire a tutti. Per il credente, poi, sia ebreo che cristiano, i libri di Samuele e dei Re, sono, come significativamente li classifica la tradizione ebraica, libri profetici. Libri cioè nei quali la storia narrata è in realtà storia interpretata, una chiave per leggere ogni altra storia alla luce del gioco tra la libertà dei personaggi e la libertà di Dio, che sta continuamente accanto agli uomini. Leggere queste storie significa trovare molte chiavi di lettura che ci mettono in grado di leggere la nostra storia di oggi, senz’altro più difficile e complessa, ma sempre storia di due libertà che s’incontrano e si scontrano: Dio e l’uomo.
Per finire, oltre a tutto ciò che abbiamo appena detto, che cosa significa leggere questi testi per un lettore cristiano?Non bisogna cedere alla facile tentazione di continuare a leggere le storie di David e di Salomone semplicemente come anticipo profetico della storia di Gesù. Mi limito qui a indicare due piste, che saranno approfondite in articoli successivi: in primo luogo, molti testi di 1-2Sam e 1-2Re saranno ripresi dagli autori del Nuovo Testamento per illustrare e comprendere più a fondo la persona di Gesù: così Luca riprende 1Sam 1-3 e, sullo sfondo dell’infanzia di Samuele, rilegge tutto il suo racconto relativo alla nascita di Gesù. Gesù in persona si serve della figura di Salomone come elemento di confronto con se stesso (Mt 12,42) e più volte, nei Vangeli, viene chiamato con l’appellativo di «figlio di David». Il Nuovo Testamento, dunque, rilegge questi racconti mostrando in tal modo come essi possano aiutarci a penetrare ancora più a fondo nel mistero di Gesù. Eppure il lettore cristiano non può limitarsi soltanto a questo: l’Antico Testamento, infatti, ha valore, come anche il Nuovo, nel contesto della stessa rivelazione di Dio agli uomini; il Dio di Gesù è anche quello di David, di Salomone, dei profeti e dei re, il Dio che rispetta la libertà dell’uomo e che, allo stesso tempo, si rivela come il Dio amico dell’uomo e signore della storia.
[1]Conferenza episcopale italiana, Nota pastorale «La Parola del Signore si diffonda e sia glorificata» (2Ts 3,1). La Bibbia nella vita della Chiesa, 18 novembre 1995, n° 19, in ECEI 5, 2933.
(da Parole di Vita, 2001)
http://www.paroledivita.it/upload/2001/articolo1_4.asp